Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Mera presentazione della denuncia di successione. Insufficienza ai fini dell'accettazione dell'eredità. Opponibilità della rinunzia al Fisco. (Cass. Civ., Sez. V, sent. n. 10908 del 18 aprile 2019)

Nella vigenza della disciplina del processo tributario dettata dal d.P.R. n. 636 del 1972 non è prevista l'obbligatorietà della difesa tecnica, con la conseguenza che, dopo la morte del contribuente in pendenza del giudizio, il chiamato all'eredità può produrre personalmente l'atto di rinuncia di cui all'art. 521 c.c., allo scopo di dimostrare la propria estraneità ai debiti del "de cuius", compresi quelli tributari.
L'assunzione delle obbligazioni del de cuius richiede l'accettazione dell'eredità, essendo insufficiente la partecipazione alla denuncia di successione, sicché, seppure intervenuta tardivamente la rinuncia alla eredità ed omessa la rettifica della dichiarazione di successione, prevista dall'art. 28, comma 6, D.Lgs. n. 346 del 1990, l'assenza della pregressa accettazione esclude la legittimazione passiva per i debiti ereditari. Gli eredi, a tal fine, sono gravati dall'onere di produrre, nel giudizio di merito nel quale la questione della loro legittimazione viene in concreto a porsi, l'eventuale atto di rinuncia all'eredità, a fronte del quale incombe sull'Amministrazione finanziaria l'onere di provarne la mancata inserzione nel registro delle successioni ai fini della opponibilità di tale atto ai terzi.

Commento

(di Daniele Minussi)
Due le proposizioni rilevanti che si evincono dalla pronunzia in esame. La prima, conforme a più di un precedente (cfr., recentemente, Cass. Civ., Sez. I, 4843/2019), concerne la valenza della presentazione della denuncia di successione. L'adempimento, che possiede finalità meramente fiscali, non comporta alcuna conseguenza dal punto di vista dell'accettazione dell'eredità. Pertanto il chiamato che abbia perfezionato la relativa pratica, non pone in essere un atto di quelli previsti dall'art. 476 cod.civ.. La seconda attiene alla efficacia della rinunzia. Essa infatti, onde essere opponibile ai terzi, deve essere inserita nel registro delle successioni. Ulteriore corollario: qualora sia stato dato atto della spettanza di diritti ereditari in una denuncia di successione, la susseguente rinunzia di uno dei soggetti beneficiati sortisce i propri effetti quand'anche non si sia proceduto a rettificarne i dati mediante presentazione di ulteriore denuncia.

Aggiungi un commento