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Cass. Civ., sez. I, n. 6278/2005. Assegnazione della casa familiare al coniuge del comodatario.

Nell'ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura o il contenuto del titolo di godimento sull'immobile, ma determina una concentrazione, nella persona dell'assegnatario, di detto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentirne la continuazione per l'uso previsto nel contratto, salva la sopravvenienza di un urgente e imprevisto bisogno, ai sensi dell'art. 1809, comma 2 del Cc. E', pertanto, opponibile al proprietario comodante la suddetta assegnazione giudiziale di casa coniugale, se ricorrono gli indicati presupposti di fatto: destinazione a casa familiare del bene concesso in comodato e mancata allegazione e prova, da parte del proprietario comodante, della sopravvenienza di un suo urgente e imprevisto bisogno.

Commento

La pronunzia mette a fuoco la delicata relazione che si pone tra comodato instaurato per finalità di sovvenzione ad esigenze familiari e successiva assegnazione dello stesso bene ad uno dei coniugi quale affidatario della prole minore. Come appare di tutta evidenza il tema è delicato soprattutto in riferimento all'eventualità in cui il comodante sia terzo rispetto ai coniugi (si pensi ai genitori di uno di essi). La S.C. ha stabilito al riguardo che la fattispecie rimanga disciplinata dalla normativa afferente al comodato, essendo al comodante opponibile l'intervenuta assegnazione della casa coniugale, la quale dovrà essere eventualmente rilasciata dal soggetto comodatario nella sola ipotesi di cui al II comma dell'art.1809 cod.civ.. Cfr. al riguardo anche Cass. Civ., Sez.Un. 13603/04.

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