Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Cass. Civ., sez. II, n. 3636/2004. Effetti del mancato rinvenimento del testamento olografo.

In base all'art. 620, comma 5, c.c., la pubblicazione, sebbene costituisca circostanza esterna al testamento olografo e non possa esserne, pertanto, configurata come requisito di validità o di efficacia, si pone come atto preparatorio necessario ai fini della sua esecuzione coattiva e, quindi, come condizione di quest'ultima. Se l'esistenza del testamento è nota, ma chi lo invoca è impossibilitato a produrlo per la pubblicazione (poiché il documento è andato distrutto o smarrito, o per altra circostanza equivalente costitutiva di caso fortuito o di forza maggiore), la rispondenza di esso ai requisiti di forma richiesti dalla legge ed il suo contenuto possono essere accertati in via giudiziale e tale accertamento si sostituisce alla formalità della pubblicazione.
Poiché il testamento olografo può essere revocato anche mediante distruzione, lacerazione o cancellazione, il solo fatto del suo mancato rinvenimento, ossia della sua irreperibilità in originale, basta a legittimare la presunzione ex art. 684 c.c. che il de cuius lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente. Per vincere tale presunzione, occorre provare o che la scheda testamentaria esisteva ancora al momento dell'apertura della successione (e che, dunque, la sua irrecuperabilità non può farsi risalire al testatore) oppure che il testatore, benché supposto autore materiale della distruzione, non era animato da volontà di revoca.

Commento

L'interessante pronunzia ha a che fare sia con la tematica della revoca del negozio testamentario, sia con quella relativa alla possibilità di addivenire alla pubblicazione della scheda olografa. Sotto quest'ultimo profilo è rilevante osservare come l'intervenuta distruzione del supporto materiale sul quale era stato redatto l'atto di ultima volontà intervenuta successivamente alla morte del testatore non preclude la possibilità di un accertamento giudiziale che venga a surrogare l'impossibile pubblicazione.

Aggiungi un commento