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Dichiarazione di illegittimità costituzionale del I comma dell'art.7 legge 27 gennaio 2012 n.3. La regola della falcidiabilità dell'IVA vale anche nell'ambito delle procedure di esdebitamento. (Corte Costituzionale, sent. n. 245 del 29 novembre 2019)

Nelle procedure negoziate per la gestione del sovraindebitamento, la regola della falcidiabilità dell'IVA, attualmente prevista dall'art. 182-ter della legge fallimentare, anche in sede di concordato preventivo, non ha natura eccezionale. Il summenzionato articolo non detta una specifica regola che possa, in via di eccezione, derogare al principio generale di uguaglianza dettato dall'art. 3 Cost. Costituisce, per contro, diretta espressione di una indicazione generale, altro non rappresentando che una diretta declinazione, in relazione alle pretese tributarie, della regola della falcidiabilità dei crediti privilegiati, prevista dall'art. 160, comma 2, della stessa legge in tema di concordato preventivo; principio che deve ritenersi espressione tipica delle procedure concorsuali, maggiori o minori, con finalità esdebitatoria, tanto da risultare replicato anche per gli strumenti di definizione anticipata delle situazioni di sovraindebitamento prevista dalla legge n. 3 del 2012.

Commento

(di Daniele Minussi)
Il Giudice delle Leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 7, comma 1, terzo periodo, della legge 27 gennaio 2012, n. 3 (istitutiva del procedimento di composizione delle crisi da sovraindebitamento), limitatamente alle parole: «all’imposta sul valore aggiunto», venendo così ad estendere la portata pratica della regola della falcidiabilità del credito IVA (e, più in generale, dei crediti privilegiati) già prevista in materia di concordato preventivo. In altre parole, non vi sarebbe alcuna logica per non suggerire la ricorrenza della stessa ratio compositiva della crisi debitoria che, lungi dal manifestarsi come regola di tipo eccezionale nell'ambito concordatario (art.182 ter l.fall.), costituisce piuttosto principio generale.

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