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La legislazione precedente il condono edilizio del 1985



Alla legge sull' edificabilità dei suoli del 1977 (c.d. legge Bucalossi) fece seguito la legge 5 agosto 1978, n. 457 (relativa al c.d. piano decennale per l'edilizia), intesa a sistemare organicamente i poteri delegati alle Regioni in tema di programmazione dell'edilizia.
In base a programmi decennali venne pianificata l'erogazione dei finanziamenti sulla scorta di piani finanziari quadriennali che tenessero conto dei fabbisogni previsti in sede regionale, stabilendo una ripartizione ed una pianificazione degli interventi per l'edilizia agevolata, convenzionata e sovvenzionata, correlativamente staziandosi contributi per l'acquisizione e l'urbanizzazione di aree residenziali.
Ai fini che ci interessano più da vicino, detta legge effettuò una ridefinizione delle tipologie degli interventi ( manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e urbanistica) e venne a porre significativamente in luce l'esigenza di snellire l' iter burocratico di rilascio dei provvedimenti comunali relativi agli interventi urbanistici minori. Venne altresì introdotti gli strumenti dei piani di zona e dei piani di recupero nota1 .
Sembrava infatti incongruo che ogni tipo di opera da effettuarsi, anche concernente il recupero abitativo di immobili già esistenti, da adeguarsi magari anche soltanto dal punto di vista igienico-sanitario, pur in difetto di incrementi di superficie e di volume, dovesse essere soggetta al rilascio di una concessione ed alla corresponsione dei relativi oneri.
Conseguentemente le opere di manutenzione straordinaria (non eseguite su edifici soggetti a vincolo storico - artistico o paesistico), vennero sottratte al regime concessorio e sottoposte a semplice autorizzazione gratuita, da ritenersi accordata nel caso di contegno omissivo dell'amministrazione tenuto oltre il termine di novanta giorni dalla domanda: si tratta di un caso di silenzio- assenso , per la prima volta introdotto dalla legge in materia urbanistica.
In seguito all'emanazione del D.l. 23 gennaio 1982, n. 9 , convertito nella legge 25 marzo 1982, n. 94 (c.d. "Nicolazzi bis") vennero introdotte rilevanti innovazioni.
Si dispensarono i Comuni con popolazione fino a 10.000 abitanti dall'obbligo di dotarsi di programmi pluriennali di attuazione e si estesero le ipotesi di interventi edilizi eseguibili senza esborso di oneri, nonchè i casi di silenzio - assenso. Essi vennero infatti resi applicabili anche in relazione alle istanze finalizzate all'emanazione di provvedimenti concessori per la costruzione di nuove costruzioni residenziali e per il recupero di immobili preesistenti (con una procedura semplificata per i Comuni inferiori a 30.000 abitanti).
Nei Comuni aventi più di 30.000 abitanti questo particolare procedimento venne posto in relazione all'indispensabile attestazione da parte del progettista della conformità dell'intervento ad un "certificato di destinazione d'uso del suolo".
Questa certificazione doveva contenere le prescrizioni urbanistiche riguardanti l'area o gli immobili interessati: essa avrebbe permesso all'interessato di poter conoscere con sicurezza, prima di inoltrare istanza finalizzata al rilascio di una concessione, le regole applicabili al caso concreto ed al progettista, di attestare, in esito alla predisposizione del progetto, la conformità degli elaborati e quella normativa.
All'Amministrazione non sarebbe rimasto altro se non controllare la congruenza delle operazioni compiute dal progettista per poi sindacare gli aspetti funzionali ed estetici dell'opera progettata.

Note

nota1

Richiamati anche dall'art. 28 della Legge 14 maggio 1981, n.219 in materia di piano di ricostruzione delle aree disastrate. Ne segue che le garanzie fondamentali previste nei procedimenti per i piani di zona e di recupero valgono anche per i piani di ricostruzione, con riferimento all'esercizio del potere ablativo sugli immobili delle aree interessate dall'intervento (il quale presuppone che si dimostri l'inerzia dei proprietari). Cfr. sul punto Cons. Stato, Sez. IV, 3557/2000.
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