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Divisione giudiziale



La divisione giudiziale, vale a dire lo scioglimento della comunione che interviene in esito ad un procedimento civile intrapreso da uno o più condividenti in quanto non si è raggiunto un accordo tra gli stessi circa gli assegni, è connotata da una disciplina non dissimile rispetto a quella della divisione negoziale nota1. Le difficoltà di procedere allo scioglimento della comunione ereditaria incidentale spesso discendono dalla natura dei beni che vi ricadono. Quando infatti, come per lo più accade, si tratta di beni immobili, non è agevole formare porzioni aventi un valore adeguato alla quota di diritto spettante a ciascun condividente. Cosa dire dell'ipotesi in cui gli immobili si trovino in tutto o in parte all'estero? E' stato deciso al riguardo che la giurisdizione italiana debbe essere reputata sussistente in base ai criteri di collegamento di cui all'art. 50 della L. 218/95, vale a dire o nell'ipotesi in cui il de cuius fosse italiano, o in quella in cui i Italia avesse in vita il domicilio o la residenza ultima (Cass. Civ., Sez. Unite, 15233/11).

Nell'ambito del giudizio divisorio sono inserite sia le cause aventi ad oggetto il diritto alla divisione inteso come diritto alla singola quota ed all'ammontare di essa, sia i giudizi che vertono sulle concrete modalità di assegnazione e di riparto (Cass. Civ. Sez. II, 2253/78).

E' controverso se quest'ultimo abbia carattere contenzioso o carattere di giurisdizione volontaria (attività materialmente amministrativa e soltanto formalmente giudiziaria). Appare sensato riferire della natura di volontaria giurisdizione del procedimento soltanto quando esso procede senza contestazioni e, al contrario, di giurisdizione contenziosa quando invece si palesa la contestazione di qualche condividente nota2. Ciò anche quando il giudice avesse delegato un notaio per il compimento delle operazioni divisionali (Cass. Civ. Sez. II, 1520/88). Una volta pronunziati gli assegni divisionali non occorre che venga emanata sentenza accessoria di condanna al rilascio dei beni che fossero nella disponibilità di taluno dei condividenti diverso dall'assegnatario: è sufficiente a tanto la mera pronunzia di assegnazione (Cass. Civ., Sez. II, 28697/2013).

La controversia può essere superata tra i condividenti anche anteriormente all'esito del processo; in questo caso, dopo la risoluzione, il procedimento viene ad assumere (nuovamente) il proprio carattere di giurisdizione volontaria, mantenendolo quando non dovessero emergere ulteriori conflitti nota3.

Quanto alle modalità procedimentali in forza delle quali si articola la divisione, è stato messo a fuoco come le stesse non possano prescindere da tre fasi fondamentali, le quali devono procedere secondo un ordine rigidamente progressivo (Cass. Civ., Sez.II, 5266/11). Nella prima fase occorre classificare i beni ricadenti nella comunione. Nella seconda vengono formate le quote spettanti a ciascuno dei condividenti, Infine nella terza viene disposta l'attribuzione. Una volta che nel corso del giudizio, un condividente sia stato condannato a rilasciare un bene in conseguenza dell'assegnazione dello stesso ad un altro condividente, non è più possibile far valere dal primo un titolo ulteriore posto a giustificazione della situazione di detenzione: pertanto il giudicato sul punto preclude di far valere successivamente un diverso rapporto, quale ad esempio una locazione (Cass. Civ., Sez. III, sent. n. 10850/2014).

Note

nota1

Sottolinea infatti Moscati, Divisione, in Enc. giur. Treccani, p.4, come "la vera caratteristica della divisione giudiziale sarebbe quella che il procedimento per l'attuazione della divisione è regolato dal codice di procedura civile (artt. 784-791), che da questo punto di vista si affianca alle disposizioni di carattere sostanziale del codice civile". Si veda ancheDe Cesare, Gaeta, La divisione giudiziale, in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, vol. II, Padova, 1994, p.43.
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nota2

V. Bianca, Diritto civile, vol. VI, Milano, 1999, p.483.
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nota3

Cfr.Capozzi, Successioni e donazioni, Milano, 1982, p.705; Fragali, La comunione, in Tratt. dir. civ. e comm, diretto da Cicu-Messineo e continuato da Mengoni, Milano, 1983, pp.483 e ss.;Burdese, La divisione ereditaria, in Tratt. dir. civ. it., diretto da Vassalli, Torino, 1980, p.123.
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Bibliografia

  • BIANCA, Diritto Civile, Milano, VI, 1999
  • BURDESE, La divisione ereditaria, Torino, vol. XX, 1980
  • CAPOZZI, Successioni e donazioni, Milano, II, 1982
  • DE CESARE-GAETA, La divisione giudiziale, Padova, Succ. e don. dir. da Rescigno, II, 1994
  • FRAGALI, La comunione, Milano, 1983
  • MOSCATI, Divisione, Enc.giur. Treccani

Prassi collegate

  • Quesito n. 260-2006/C, Divisione giudiziale e normativa sul condono edilizio

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