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Il danno da ritardo per il debito di valore può ben comprendere anche gli interessi compensativi. (Cass. Civ., Sez. III, n. 17155 del 9 ottobre 2012)

Nell’obbligazione risarcitoria da fatto illecito, che costituisce tipico debito di valore, è possibile che la mera rivalutazione monetaria dell'importo liquidato in relazione all'epoca dell'illecito, ovvero la diretta liquidazione in valori monetari attuali, non valgano a reintegrare pienamente il creditore, che va posto nella stessa condizione economica nella quale si sarebbe trovato se il pagamento fosse stato tempestivo. E la circostanza può dipendere, prevalentemente, dal rapporto tra remuneratività media del denaro e tasso di svalutazione nel periodo in considerazione, essendo ovvio che in tutti i casi in cui il primo sia inferiore al secondo un danno da ritardo non è normalmente configurabile.
Ne consegue che, per un verso, gli interessi c.d. compensativi costituiscono una mera modalità liquidatoria del danno da ritardo nei debiti di valore; per altro verso, non è configurabile alcun automatismo nel riconoscimento degli stessi, sia perché il danno da ritardo che con tale modalità liquidatoria viene indennizzato non necessariamente esiste, sia perché esso può essere comunque già ricompreso nella somma liquidata in termini monetari attuali.
Nei debiti di valore i c.d. interessi compensativi costituiscono dunque mera modalità liquidatoria del danno causato dal ritardato pagamento dell'equivalente monetario attuale della somma dovuta all'epoca dell'evento.
Si è altresì precisato che la presunzione di danno da lucro cessante per ritardato pagamento nei debiti di valore è correlata esclusivamente all'impiego mediamente remunerativo del denaro, in ipotesi suscettibile di offrire un'utilitas superiore, in termini percentuali, al tasso di rivalutazione.
Il riconoscimento di interessi costituisce in tale ipotesi una mera modalità liquidatoria, cui è consentito al giudice di far ricorso col limite costituito dall'impossibilità di calcolare gli interessi sulle somme integralmente rivalutate dalla data dell'illecito.
Non è al medesimo viceversa inibito il riconoscimento di interessi, anche al tasso legale, su somme progressivamente rivalutate; ovvero sulla somma integralmente rivalutata, ma da epoca intermedia; ovvero, sempre sulla somma rivalutata e con decorrenza dalla data del fatto, ma con un tasso medio di interesse, in modo da tener conto che essi decorrono su una somma inizialmente non era di siffatta entità e che solo progressivamente si è adeguata al risultato finale; ovvero, di non riconoscerli affatto, in relazione a parametri di valutazione costituiti dal tasso medio di svalutazione monetaria e dalla redditività inedia del denaro nel periodo considerato
La sussistenza di un tale danno da ritardo dipende, in definitiva, dal raffronto comparativo in unità di pezzi monetari tra la somma (rivalutata) riconosciuta al creditore al momento della liquidazione e quella di cui quest'ultimo disporrebbe se, ove tempestivamente soddisfatto, avesse utilizzato l'importo allora dovutogli secondo le forme che, in base alla comune esperienza, possono dirsi ordinarie; con la conseguenza che solo se la seconda somma è maggiore della prima può ravvisarsi un danno da ritardo, indennizzabile in vario modo, anche mediante il meccanismo degli interessi.

Commento

(di Daniele Minussi)
Premesso che sono qualificati "compensativi" gli interessi che, ai sensi dell'art. 1499 cod. civ. sono dovuti a fronte della consegna effettuata all'acquirente da parte del venditore di una cosa fruttifera, ogniqualvolta il prezzo dovuto a fronte della vendita non sia stato ancora corrisposto, non agevole è la lettura della pronunzia in esame, che ambienta la corresponsione di detti interessi nel differente ambito delle modalità risarcitorie del danno derivante dal ritardato pagamento del debito di valore (come quello scaturente da illecito).

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