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Indebito arricchimento e PA. Dall'indennità deve essere esclusa la componente del lucro cessante. (Cass. Civ., Sez. Unite, sent. n. 23385 dell'11 settembre 2008)

Va privilegiata l'interpretazione dell'articolo 2041 che esclude dal calcolo dell'indennità richiesta per la diminuzione patrimoniale subita dall'esecutore di una prestazione in virtù di un contratto invalido, quanto lo stesso avrebbe percepito a titolo di lucro cessante se il rapporto negoziale fosse stato valido ed efficace. Ne discende che, nell'ipotesi in cui un'impresa abbia effettuato in favore della P.A. prestazioni contrattuali in virtù di un contratto di appalto successivamente annullato dal Giudice Amministrativo, dal calcolo dell'indennità spettante all'impresa per arricchimento senza causa della P.A., deve essere escluso quanto l'impresa avrebbe percepito a tale titolo qualora il rapporto negoziale fosse stato valido ed efficace.

Commento

(di Daniele Minussi)
Come determinare il quantum dell'indennità da corrispondere al soggetto che abbia posto in essere un'attività che abbia dato luogo ad una fattispecie di indebito arricchimento? Secondo la pronunzia che qui si commenta va esclusa in ogni caso la componente del lucro cessante.

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