Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Convivenza more uxorio: tutela possessoria relativamente all'abitazione comune? (Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 19423 del 15 settembre 2014)

La convivenza more uxorio, quale formazione sociale che dà vita ad un consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità e tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Pertanto, l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio.
La legittimazione all'azione di spoglio da parte del convivente more uxorio è applicabile anche qualora lo spoglio sia compiuto da un terzo nei confronti del convivente del detentore qualificato del bene.
L’azione di spoglio è comunque esperibile nei confronti dell’erede del proprietario il quale, pur subentrando per fictio iuris nel possesso del de cuius non è legittimato ad estromettere dal possesso con violenza o clandestinità colui che non poteva esserne estromesso dal de cuius.

Commento

(di Daniele Minussi)
Morto il compagno, la convivente di quest'ultimo, proprietario esclusivo dell'abitazione viene senza tanti complimenti accompagnata all'uscio dall'erede.
Quale protezione?
La risposta della S.C. è forte e chiara: "la convivenza more uxorio... determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità e tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare".
La conseguenza giuridicamente più rilevate è il riconoscimento della legittimazione attiva all'azione di reintegrazione o spoglio in capo alla convivente, nella propria qualità di detentrice qualificata. Tale situazione giuridica scaturirebbe da un non meglio connotato "negozio giuridico di tipo familiare" la cui causa, evidentemente, è stata reputata meritevole di tutela ai sensi dell'art.1322 cod.civ.. Urgente un intervento normativo per chiarire quest'ultimo aspetto...

Aggiungi un commento