Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Forma ad substantiam nella donazione



Per quanto attiene alla forma della donazione, l'art. 782 cod. civ. prescrive che la medesima debba esser fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità.
Inoltre quando abbia ad oggetto beni mobili (che non siano di modico valore: cfr. art. 783 cod. civ.) essa non è valida se non per quelle che siano specificate con indicazione del relativo valore o nell'atto o in apposito allegato nota1.
L'art. 47 l.n. richiede inoltre la costituzione nell'atto pubblico di due testimoni, la cui assistenza non è rinunciabile dalle parti ai sensi del successivo art. 48 l.n. (neppure in esito alle modificazioni introdotte per effetto della Legge 246/2005).
Dalla combinazione di queste disposizioni emerge che il formalismo è assai stringente: occorre l'atto pubblico alla presenza di due testimoni. Ciò, secondo l'opinione prevalente nota2, al fine di richiamare il disponente alla gravità delle conseguenze dell'atto che compie. Non è a tal proposito ininfluente osservare che vi è chi riconnette il rigore formale che deve assistere la donazione alla particolare debolezza dell'elemento causale, che si esaurirebbe nell'unilaterale intento liberale di arricchire il donatario nota3 . La debolezza causale dell'atto (nel quale all'attribuzione patrimoniale non si oppone alcuna controprestazione) sarebbe pertanto controbilanciata da un supplemento di forma (che non verrebbe meno neppure con riferimento al trasferimento di diritti relativi ad opere dell'ingegno: Cass. Civ., 5461/02 ).
La natura contrattuale della donazione implica che la stessa possa perfezionarsi in un arco temporale durante il quale ad una proposta del donante faccia seguito l'accettazione del donatario, da notificarsi (sulla situazione ante notifica, cfr. Cass. Civ., Sez. II, 7821/2015) al donante ai sensi del II comma dell'art. 782 cod. civ. . In questo caso ci si chiede se la forma vincolata qui in esame sia indispensabile anche per l'atto con il quale il donatario accetta la liberalità. Vanta consistenti consensi la tesi meno rigorosa, osservandosi che la ragione del formalismo ha a che fare con la figura del donante e non con quella della parte che si giova dell'incremento patrimoniale nota4. Né il modo di disporre dell'art. 48 l.n. né quello del II comma dell'art. 782 cod. civ. , tuttavia, autorizza alcuna distinzione, poiché non sono previste deroghe rispetto alle prescrizioni formali imposte: sembra pertanto preferibile, tuzioristicamente, aderire alla teoria secondo la quale è pur sempre necessario l'atto pubblico e l'assistenza dei testimoni nota5 .
Specialmente delicata è la questione in materia di elargizione di somme di denaro (anche in riferimento all'aspetto soggettivo della provenienza delle stesse: cfr. Cass. Civ., Sez. II, 6636/2015). Si pensi all'effettuazione di un bonifico da un genitore ad un figlio, come spesso disinvoltamente viene fatto, senza curarsi di come, una volta venuto meno il primo, tra fratelli ci si possa accapigliare addirittura deducendo la nullità della donazione eseguita senza il rispetto del formalismo necessario.
Si atteggiano peculiarmente in relazione all'elemento formale la donazione di modico valore, la liberalità in occasione di servizi resi o in conformità degli usi nonché le liberalità indirette.
A proposito della donazione di modico valore l'art. 783 cod. civ. prescrive che quando essa ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l'atto pubblico purché vi sia stata la tradizione nota6. Colui che intende donare una cosa mobile di modico valore ha a disposizione due strumenti formali:
a) stipulare una donazione con la forma dell'atto pubblico (la quale sortisce effetti traslativi indipendentemente dalla consegna, stante il principio di cui all'art. 1376 cod. civ. ), ovvero, b) effettuare una donazione che, sia pure sprovvista della forma dell'atto pubblico, si accompagni alla dazione materiale della res, che viene così a surrogare il difetto formale.
La liberalità in occasione di servizi resi o comunque in conformità degli usi viene invece espressamente esclusa dalla nozione di donazione dallo stesso II comma dell'art. 770 cod. civ. : di essa non è pertanto dato di poter riferire nei termini di un'eccezione al formalismo previsto per la donazione nota7.
Inoltre non si applica l'art. 782 cod. civ. alle donazioni indirette, dal momento che l'art. 809 cod. civ. non richiama tale norma nell'ambito di quelle che valgono a disciplinare le liberalità diverse dalla donazione (Cass. Civ., Sez. I, 14197/2013). Si dovrà utilizzare la diversa forma eventualmente richiesta in relazione all'atto per il tramite del quale si estrinseca la liberalità indiretta nota8. Così anche per quegli accordi, assunti in sede di separazione personale tra i coniugi, in forza dei quali (anche al di fuori dell'accordo omologato dal Tribunale) vengano trasferiti beni immobili ai figli. La natura solutoria rispetto all'adempimento agli obblighi di mantenimento della prole impedisce infatti la qualificazione dell'accordo in termini di donazione (Cass. Civ., Sez. II, 21736/13).

Note

nota1

Dubbio è se tale allegazione sia dovuta anche nel caso in cui i beni mobili siano compresi in un compendio che di per sé si pone come un quid unitario: si pensi a quanto facente parte di un compendio aziendale. La tesi rigoristica si fonda sulla genericità della norma e sulla dubbia natura giuridica dell'azienda, ora intesa come universitas juris, ora come cosa composta funzionale, etc.(cfr. Carnevali, in Comm.cod.civ., dir. da Cendon, vol. II, p. 446).
top1

nota2

Torrente, La donazione, in Tratt.dir.civ. e comm., dir. da Cicu-Messineo, Milano, 1956, p. 421 e Biondi, Le donazioni, in Tratt.dir.civ., Torino, 1961, p. 435.
top2

nota3

Gorla, Il contratto. Problemi fondamentali trattati con il metodo comparativo e casistico, Milano, 1955.
top3

nota4

Torrente, La donazione, in Tratt.dir.civ. e comm., dir. da Cicu-Messineo, Milano, 1956, p. 439.
top4

nota5

Si tratta peraltro dell'opinione prevalente in dottrina: cfr. Avanzini, La forma delle donazioni, in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, vol. II, Padova, 1994, p. 354 e Messineo, Manuale di dir.civ. e comm., vol. IV, Milano, 1954, p. 20.
top5

nota6

Per questo motivo si ritiene che la donazione di beni di modico valore configuri un contratto reale (cfr.Avanzini, La forma delle donazioni, in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, vol. II, Padova, 1994, p. 332).
top6

nota7

Capozzi, Successioni e donazioni, t. 2, Milano, 1982, p. 792.
top7

nota8

Avanzini, La forma delle donazioni, in Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, vol.II, Padova, 1994, p. 337 e Messineo, Manuale di dir.civ. e comm., vol.IV, Milano, 1954, p. 24.
top8

Bibliografia

  • AVANZINI, La forma delle donazioni, Padova, Successioni e donazioni, a cura di Rescigno, II, 1994
  • BIONDI, Le donazioni, Torino, Tratt. dir. civ. diretto da Vassalli, vol. XV, 1961
  • CAPOZZI, Successioni e donazioni, Milano, II, 1982
  • CARNEVALI, Commentario Cendon, II, 1997
  • GORLA, Il contratto: problemi fondamentali trattati con il metodo comparativo e casistico, Milano, 1954

Prassi collegate

  • Quesito n. 87-2014/T, Agevolazioni c.d. “prima casa” per successioni e donazioni - titolarità di diritti su altra abitazione nel comune
  • Quesito n. 541-2007/C, Donazione di farmacia, beni mobili e art. 782 cc
  • Donazione obnuziale, forma negoziale ad substantiam e donazione indiretta
  • Quesito n. 57-2007/T, In tema di indicazione delle donazioni anteriori

News collegate

Vedi anche

Chiedi consulenza ai nostri esperti su:

Forma ad substantiam nella donazione
richiedi un preventivo gratuito

Trovi ulteriori informazioni sulle Consulenze di Wikijus qui

Percorsi argomentali

Aggiungi un commento


Se vuoi aggiornamenti su "Forma ad substantiam nella donazione"

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto