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Diritto del mediatore a percepire la provvigione. Quando l'affare può dirsi concluso? (Cass. Civ., Sez. VI-II, ord. n. 7781 del 10 aprile 2020)

Al fine di riconoscere al mediatore il diritto alla provvigione, l'affare deve ritenersi concluso quando, tra le parti poste in relazione dal mediatore medesimo, si sia costituito un vincolo giuridico che abiliti ciascuna di esse ad agire per la esecuzione specifica del negozio, nelle forme di cui all'art. 2932 cod.civ., ovvero per il risarcimento del danno derivante dal mancato conseguimento del risultato utile del negozio programmato. Va invece escluso il diritto alla provvigione qualora tra le parti non sia stato concluso un "affare" in senso economico-giuridico, ma si sia soltanto costituito un vincolo idoneo a regolare le successive articolazioni del procedimento formativo dell'affare, come nel caso in cui sia stato stipulato un patto di opzione, idoneo a vincolare una parte soltanto, ovvero un cd. "preliminare di preliminare", costituente un contratto ad effetti esclusivamente obbligatori non assistito dall'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 cod.civ. in caso di inadempimento che, pur essendo di per sé stesso valido ed efficace e non nullo per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti meritevole di tutela alla formazione progressiva del contratto fondata sulla differenziazione dei contenuti negoziali delle varie fasi in cui si articola il procedimento formativo, non legittima tuttavia la parte non inadempiente ad esercitare gli strumenti di tutela finalizzati a realizzare, in forma specifica o per equivalente, l'oggetto finale del progetto negoziale abortito, ma soltanto ad invocare la responsabilità contrattuale della parte inadempiente per il risarcimento dell'autonomo danno derivante dalla violazione, contraria a buona fede, della specifica obbligazione endoprocedimentale contenuta nell'accordo interlocutorio.

Commento

(di Daniele Minussi)
Come è noto il diritto del mediatore in ordine alla provvigione sorge per effetto della conclusione dell'affare. Ma quando tale evento può dirsi raggiunto? Se la risposta positiva è agevole in relazione al perfezionamento di un contratto preliminare (il quale, come è noto, obbliga le parti alla susseguente stipulazione del contratto definitivo), non altrettanto è a dirsi per quanto riguarda il semplice patto di opzione (che, come tale, semplicemente assoggetta una delle parti al diritto potestativo facente capo all'altra di determinare la susseguente conclusione di un vincolo che nell'attualità difetta) ovvero del c.d. ""preliminare di preliminare" (sulla cui ammissibilità peraltro si è lungamente dibattuto). Si veda, sul punto, già Cass. Civ., Sez. II, 30083/2019. Del tutto pacifico il primo assunto: un mero patto di opzione (e, a fortiori, il perfezionamento di semplici minute o puntuazioni) non determina l'insorgenza di alcun diritto alla provvigione (così già Cass. Civ., Sez. III, 24445/11).

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