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Rilevanza del contenuto del testamento ai fini dell'accertamento della capacità di intendere e di volere. (Cass. Civ., Sez. II, n. 230 del 5 gennaio 2011)

Ai fini dell'accertamento sulla sussistenza o meno della capacità di intendere e di volere del de cuius al momento della redazione del testamento, il giudice del merito non può ignorare il contenuto del testamento medesimo e gli elementi di valutazione da esso desumibili, in relazione alla serietà, normalità e coerenza delle relative disposizioni, nonché ai sentimenti ed ai fini che risultano averle ispirate.

Commento

(di Daniele Minussi)
Che la congruenza di quanto riportato nel testamento costituisca elemento di valutazione della capacità di intendere e di volere del testatore non parrebbe invero revocabile in dubbio.

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