Luci e vedute. Distinzione. Poteri del giudice nell'ipotesi di irregolarità della luce. (Cass. Civ., Sez. II, ord. n. 12306 del 9 maggio 2023)

In tema di luci irregolari, se è vero che ai sensi dell'art. 902 cod.civ. il vicino può chiederne solo la regolarizzazione, ma non la chiusura, va tuttavia escluso che il giudice possa affermare il diritto di mantenerle tutte le volte in cui il loro adeguamento al disposto dell'art. 901 cod.civ. si riveli in concreto inidoneo a soddisfare l'esigenza di attingere aria e luce, trattandosi di azione intesa a far valere un diritto reale, la cui tutela impone la rimozione del fatto lesivo.

Commento

(di Daniele Minussi)
Come è noto le luci devono possedere i requisiti assai rigorosi di cui all'art. 901 cod. civ.. In difetto di essi l'unico rimedio praticabile è l'adeguamento di esse a tali prescrizioni. Nel caso di specie, invece il Giudice di merito aveva rigettato la domanda di regolarizzazione delle luci in ragione del fatto che, quando fosse stata accolta, ciò ne avrebbe in fatto comportato la chiusura. La S.C. ha cassato la decisione. Infatti l'azione che spetta al proprietario del fondo a confine ne protegge il diritto reale di cui è titolare e non prevede un contemperamento di interessi, ma l'emissione di un provvedimento tale da imporre l'adeguamento della luce ai dettami di legge.
Va osservato che le luci possono aprirsi a piacere nel proprio muro quando questo non sorga sulla linea del confine. Solo quando esse siano aperte in un muro sul confine con un fondo vicino devono rispondere ai requisiti stabiliti dall'art. 901 cod.civ..

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