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Tutela giurisdizionale (t.u. in materia di privacy)



Il I comma dell'art.152 del D.Lgs. 196/2003 (t.u. in materia di privacy) deferisce tutte le controversie che riguardano l'applicazione delle disposizioni portate dal medesimo (comprese quelle inerenti ai provvedimenti del Garante in materia di protezione dei dati personali o alla loro mancata adozione) al giudice ordinario.
La relativa azione si propone, in esito alla novellazione della norma qui in esame apportata dal D. Lgs. 150 del 2011, secondo il rito del lavoro, ove non diversamente disposto, ai sensi dell'art. 10 del D.Lgs. citato.

È competente il tribunale del luogo in cui ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, come definito dall'art. 4 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196.
Il ricorso avverso i provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali è proposto, a pena di inammissibilità, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito, ovvero entro sessanta giorni se il ricorrente risiede all'estero.
L'efficacia esecutiva del provvedimento impugnato può essere sospesa secondo quanto previsto dall'art. 152 del D. Lgs. 30 giugno 2003, n. 196.
Se alla prima udienza il ricorrente non compare senza addurre alcun legittimo impedimento, il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo e dichiara l'estinzione del processo, ponendo a carico del ricorrente le spese di giudizio.
La sentenza che definisce il giudizio non è appellabile e può prescrivere le misure necessarie anche in deroga al divieto di cui all'articolo 4 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E), anche in relazione all'eventuale atto del soggetto pubblico titolare o responsabile dei dati, nonché il risarcimento del danno.

Con ricorso depositato nella cancelleria del tribunale del luogo ove risiede il titolare del trattamento. Il tribunale decide in ogni caso in composizione monocratica. Si tratta di una competenza esclusiva. Se ne è dedotto che essa attragga anche la questione legata all'eventuale domanda intesa ad ottenere il risarcimento del danno, prevalendo anche sul c.d. foro del consumatore di cui al III comma dell'art.1469 bis cod.civ. (cfr. Cass. Civ. Sez.III, 12980/06 in riferimento alla manifesta infondatezza della questione di eventuale incostituzionalità della regola sotto il profilo dei rapporti di forza tra le parti, con speciale riguardo alla posizione del consumatore). Tuttavia, in esito all'emanazione del Codice del Consumo (D.Lgs. 206 del 2005, la giurisprudenza è andata di diverso avviso. E' stato infatti deciso (cfr. Cass. Civ. Sez.III, 21814/09) che prevalga il criterio del foro del consumatore, art. 33, lettera u, del D.Lgs. 2005 n.206).
Ai sensi del IV comma della detta disposizione, nel caso di contestazione di un provvedimento del Garante (anche ai sensi dell'art. 143 t.u. ), il ricorso è proposto entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito. Se il ricorso è proposto oltre tale termine il giudice lo dichiara inammissibile con ordinanza ricorribile per Cassazione.
La proposizione del ricorso non sospende l'esecuzione del provvedimento del Garante. Se ricorrono gravi motivi il giudice, sentite le parti, può disporre diversamente in tutto o in parte con ordinanza impugnabile unitamente alla decisione che definisce il grado di giudizio.
Il VI comma della norma in esame prevede una tutela di rango cautelare: quando sussiste pericolo imminente di un danno grave ed irreparabile il giudice può emanare i provvedimenti necessari con decreto motivato, fissando, con il medesimo provvedimento, l'udienza di comparizione delle parti entro un termine non superiore a quindici giorni. In tale udienza, con ordinanza, il giudice conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con decreto.
Il giudice fissa l'udienza di comparizione delle parti con decreto con il quale assegna al ricorrente il termine perentorio entro cui notificarlo alle altre parti e al Garante. Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione intercorrono non meno di trenta giorni.
La procedura è del tutto peculiare. Se alla prima udienza il ricorrente non compare senza addurre alcun legittimo impedimento, il giudice dispone la cancellazione della causa dal ruolo e dichiara l'estinzione del processo, ponendo a carico del ricorrente le spese di giudizio.
Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d'ufficio, omettendo ogni formalità non necessaria al contraddittorio, i mezzi di prova che ritiene necessari e può disporre la citazione di testimoni anche senza la formulazione di capitoli.
Terminata l'istruttoria, il giudice invita le parti a precisare le conclusioni ed a procedere, nella stessa udienza, alla discussione orale della causa, pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo. Le motivazioni della sentenza sono depositate in cancelleria entro i successivi trenta giorni. Il giudice può anche redigere e leggere, unitamente al dispositivo, la motivazione della sentenza, che è subito dopo depositata in cancelleria.
Se necessario, il giudice può concedere alle parti un termine non superiore a dieci giorni per il deposito di note difensive e rinviare la causa all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine per la discussione e la pronuncia della sentenza.
Notevole è il disposto del XII comma dell'art. 152 t.u. qui in esame. Viene infatti previsato che con la sentenza il giudice, anche in deroga al divieto di cui all'art. 4 della Legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E) , quando è necessario anche in relazione all'eventuale atto del soggetto pubblico titolare o responsabile, accoglie o rigetta la domanda, in tutto o in parte, prescrive le misure necessarie, dispone sul risarcimento del danno, ove richiesto, e pone a carico della parte soccombente le spese del procedimento. Ciò significa il venir meno, in materia, della assoluta preclusione per l'autorità giudiziaria ordinaria, di modificare la sfera di operatività dell'autorità amministrativa. La sentenza non è appellabile, ma è ammesso il ricorso per Cassazione.

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