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Pratiche generali interpretative (usi interpretativi)



A mente dell'art. 1368 cod.civ. occorre interpretare le clausole ambigue secondo ciò che si pratica generalmente nel luogo in cui il contratto è stato concluso. Quando uno dei contraenti rivesta la qualità di imprenditore le clausole ambigue devono essere intese conformemente a ciò che si pratica in generale nel luogo in cui è la sede dell'impresanota1 . La regola rinviene una ragione nel fatto che il contratto deve essere "ambientato" nel contesto socio-economico nel quale si conclude, ambito che può essere distinto da speciali pratiche e consuetudini.

Si tratta delle c.d. pratiche generali interpretative o "usi interpretativi",  da tenere distinti dagli usi normativi e da quelli negoziali.

A questo proposito si faccia attenzione alla connessione con la problematica dell'integrazione degli effetti e del contenuto stesso del contratto: l'art. 1374 cod.civ. fa menzione di usi, ma, come hanno avuto modo di chiarire gli interpretinota2 , sulla scorta di una accertata volontá delle parti. In altri termini, essendo certa volontá delle parti, si fanno derivare da essa determinate conseguenze secondo legge, usi ed equitá. Ció tuttavia in modo corrispondente all'intento delle parti stesse. 

Questo ragionamento può di fatto ridursi ad un gioco di parole. Cosa significa ricostruire la volontá delle parti come certa e poi riconnettere ad essa conseguenze comunque derivanti dagli usi? Che differenza v'è tra questa operazione e quella di ricostruire secondo gli usi la volontá delle parti che non fosse chiara?

Il nodo è reso ancora piú difficile dalla considerazione dell'esistenza degli usi negoziali o contrattuali di cui all'art. 1340 cod.civ..

Viene in gioco la differenza tra usi contrattuali di cui all'art. 1340 cod.civ. (Cass. Civ. Sez. I, 1842/96 ),  usi interpretativi in esame, di cui all'art. 1368 cod.civ. (Cass. Civ. Sez. Lavoro, 6752/91 ; Cass. Civ. Sez. I, 5943/81 ),  usi integrativi di cui all'art. 1374 cod.civ. ed infine  usi normativi di cui all'art. 1  disp. prel. (Cass. Civ. Sez. I, 9227/95 ). Non si dimentichi che questi ultimi sono previsti quali fonti del diritto gerarchicamente subordinati a leggi e regolamenti.

In astratto la differenza tra usi interpretativi ed  usi normativi è chiara.

Gli usi normativi costituiscono fonte di diritto, sia pure a livello sussidiario, in difetto di disciplina legislativa. Esplicano una funzione integrativa del contenuto delle norme di legge. Usi negoziali sono invece quelli che consistono in pratiche seguite da una determinata cerchia di contraentinota3 .

Venendo invece agli usi interpretativi, occorre riferire che essi costituiscono mezzi di interpretazione di volontà non chiare alla stregua della valutazione compiuta secondo le norme dell'interpretazione soggettiva (Cass. Civ. Sez. Lavoro, 6752/91 )nota4.

Note

nota1

Roppo, Il contratto, Bologna, 1977, p. 155, ritiene che questa disposizione sia espressione di un favor riconosciuto nei confronti dell'imprenditore.
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nota2

Trabucchi, Istituzioni di diritto ciivle, Padova, 1962, p. 657; Cataudella, Sul contenuto del contratto, Milano, 1974, p. 149 e ss.
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nota3

Così Bianca, Diritto civile, vol. III, Milano, 2000, p. 438; Cesaro, Dei contratti in generale, in Comm.cod.civ., a cura di Cendon, vol. IV, Torino, 1999, p. 512; Osti, voce Contratto, in N.sso Dig.it., vol. IV, 1959, p. 523. Secondo la giurisprudenza la distinzione tra usi negoziali e usi normativi farebbe perno anche nella necessità di  requisiti meno rigorosi per i primi: p. es. una prassi di affari ristretta e recente, non generalizzata e inveterata, Cass. Civ. Sez. Lav., 2583/1980 top3

nota4

In tal senso Mirabelli, Dei contratti in generale, in Comm.cod.civ., vol. IV, Torino, 1984, p. 249 e ss.; Spapperi, L'interpretazione del contratto, in I Contratti in generale, vol. V, a cura di Cendon, Torino, 2000, p. 296; Pavone La Rosa, Consuetudine (usi normativi e negoziali), in Enc.dir., vol. IX, 1961, p. 516 e ss.
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Bibliografia

  • CATAUDELLA, Sul contenuto del contratto, Milano, 1974
  • CESARO, Dei contratti in generale, Torino, Comm.cod.civ.,Cendon, IV, 1999
  • MIRABELLI, Dei contratti in generale, Torino, Comm. cod. civ., vol. IV, 1980
  • OSTI, Contratto, Torino, N.sso Dig. it., IV, 1959
  • PAVONE LA ROSA, Consuetudine (usi normativi e negoziali), Enc.dir., IX, 1961
  • ROPPO, Il contratto, Bologna, 1977
  • SPAPPERI, L'interpretazione del contratto, Torino, I contratti in generale, Cendon, V, 2000
  • TRABUCCHI, Istituzioni di diritto civile, Padova, 1962

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