Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Cass. civile, sez. II del 1996 numero 8527 (27/09/1996)


Colui che agisce in "confessoria servitutis" ( art. 1079 cod. civ.) ha l' onere di fornire la prova dell' esistenza di tale diritto, presumendosi il fondo preteso servente libero da pesi e limitazioni, mediante uno dei modi di costituzione o di acquisto ( art. 1058 cod. civ. e segg.) non essendo all' uopo sufficiente la mera esistenza di opere visibili e permanenti, non costituendo l' esistenza di siffatti elementi un autonomo modo di acquisto della servitù, ma solo il presupposto dell' acquisto per usucapione o per destinazione del padre di famiglia. Né possono dare luogo ad inversione dell' onere della prova le ammissioni del convenuto, trattandosi dell' esistenza di un diritto reale, rimanendo salva solo la possibilità per il giudice di avvalersi degli elementi scaturenti dalle ammissioni del convenuto nella valutazione delle risultanze della prova offerta dall' attore.

Documenti collegati

Percorsi argomentali

Aggiungi un commento


Se vuoi aggiornamenti su "Cass. civile, sez. II del 1996 numero 8527 (27/09/1996)"

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto