Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Cass. civile, sez. II del 1953 numero 1559 (26/05/1953)


Patti successori vietati dalla legge non sono soltanto quelli che hanno per oggetto una vera e propria istituzione di erede, rivestiti dalla forma contrattuale, ma anche ogni convenzione che abbia per oggetto di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti relativi a una successione non ancora aperta, e faccia sorgere un vinculum iuris di cui la successiva disposizione testamentaria costituisca l'adempimento o il presupposto, a seconda che si riferisca alla successione propria o di altri; nell'una e nell'altra ipotesi il legislatore ha inteso mantenere integra sino all'estremo della vita del testatore la libertà di testare, e di disporre altrimenti delle cose proprie. Nella donazione inter vivos nessuno dei donatari è chiamato a beneficiare post mortem dell'universum ius o di una quota aritmetica del patrimonio del donante (come accade invece nella donazione mortis causa, vietata dalla legge), ma a ciascuno viene attribuito, con effetto immediato, un bene o un complesso precisato di beni, o una parte di un bene di maggiore estensione, con disposizione dichiarata irrevocabile. Nella donazione la causa del negozio sta nella volontà di donare o beneficiare, e si manifesta nell'atto stesso di liberalità, senza necessità di una diversa manifestazione specifica.

Documenti collegati

Percorsi argomentali

Aggiungi un commento


Se vuoi aggiornamenti su "Cass. civile, sez. II del 1953 numero 1559 (26/05/1953)"

inserisci la tua e-mail nel box qui sotto