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Cass. civile, sez. I del 2008 numero 21250 (06/08/2008)


L'esercizio del diritto di recesso, contrattualmente stabilito, deve essere valutato nel complessivo contesto dei rapporti intercorrenti tra le parti, al fine di accertare se esso sia stato esercitato secondo modalità e tempi che non rispondono a un interesse del titolare meritevole di tutela, ma al solo scopo di arrecare danno all'altro contraente, incidendo sulla condotta sostanziale che le parti sono obbligate a tenere per preservare il reciproco interesse all'esatto adempimento delle rispettiva prestazioni. In particolare, la clausola di buona fede nell'esecuzione del contratto opera come criterio di reciprocità, imponendo a ciascun delle parti di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra e costituisce un dovere giuridico autonomo, a carico delle parti contrattuali, a prescindere dalla esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da norme di legge, di modo che la sua violazione costituisce di per sé inadempimento con conseguente obbligo di risarcire il danno che ne sia derivato.

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