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Cass. civile, sez. I del 2007 numero 7980 (30/03/2007)


I versamenti genericamente effettuati dai soci "in conto capitale", ovvero indicati con analoga dizione, sebbene non diano luogo ad un immediato incremento del capitale sociale e non attribuiscono alle relative somme la condizione giuridica propria del capitale, hanno tuttavia una causa che, di regola, è diversa da quella del mutuo ed è assimilabile a quella del capitale di rischio, essendo connotati della comune caratteristica di essere destinati ad incrementare il patrimonio della società, senza riflettersi (almeno non immediatamente) sul suo capitale nominale; essi perciò non danno luogo a crediti esigibili nel corso della vita della società e possono essere chiesti dai soci in restituzione soltanto a seguito dello scioglimento della società, nei limiti dell'eventuale residuo attivo del bilancio di liquidazione.In presenza di una clausola dal tenore non univoco, stabilire se un determinato versamento tragga origine da un mutuo o se invece sia stato effettuato quale apporto del socio al patrimonio della società è questione di interpretazione della volontà negoziale cui può tra l'altro concorrere l'allocazione della somma in bilancio rispettivamente in una voce di debito o di patrimonio netto.

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