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Il recesso dei soci nelle società di capitali


(V. Salafia, Saggio, in Le Società, 4/2006, pp. 417 ss.)

Le linee di tendenza della riforma del diritto societario.
L'autore afferma che l'istituto del recesso, "originariamente introdotto nella disciplina delle società di capitali per riequilibrare l'anomala previsione della modificazione a maggioranza di alcune essenziali condizioni del contratto sociale, è stato dalla riforma rafforzato e valorizzato per garantire la sicurezza dell'eventuale disinvestimento del capitale ai soci che non avessero condiviso quelle modificazioni del contratto di fondazione idonee ad incidere in maniera significativa sul rischio dell'impresa sociale" (1).

La moltiplicazione e la diversificazione delle cause di recesso.
La valorizzazione dell'istituto del recesso non è testimoniata soltanto, secondo l'autore, dalla moltiplicazione delle cause di recesso legali nella S.p.A. e nella S.r.l. Significativo è, altresì, che, mentre in passato le fattispecie legittimanti il recesso comprendevano solo deliberazioni dell'assemblea della società interessata, oggi esse si sono diversificate. Si consideri, per esempio, che i soci della società controllata hanno il diritto di recedere per il solo fatto che inizi o cessi l'attività di direzione e coordinamento da parte di altro ente (art. 2497 quater, lett. c, c.c.). In questo quadro, l'autore ipotizza che anche atti gestori possano legittimare il recesso, quali il compimento, da parte degli amministratori, di operazioni che producano una sostanziale modificazione dell'oggetto sociale (come l'acquisto di partecipazioni sociali in violazione dell'art. 2361, comma 1, c.c.): ciò è espressamente stabilito nella S.r.l. dall'art. 2473, comma 1, c.c., ma la norma sarebbe applicabile anche alla S.p.A. La distinzione a seconda della fonte della causa del recesso rileva sotto diversi profili, tra i quali (ma non solo) il diverso termine e dies a quo per l'esercizio del recesso (art. 2437 bis, comma 1, c.c.), e la legittimazione all'esercizio del diritto: quando la causa di recesso non è una deliberazione dell'assemblea della società interessata, può recedere qualsiasi socio, e non solo i dissenzienti o assenti, perché nessun socio ha avuto la possibilità di consentire o dissentire.

Gli effetti del recesso. La loro decorrenza.
Secondo l'autore la riforma del diritto societario non ha risolto testualmente il problema della decorrenza degli effetti del recesso. Per la soluzione di tale quesito egli trae, tuttavia, un'importante considerazione, ricca di conseguenze, dall'art. 2437 bis, comma 2, c.c. Norma, questa, secondo la quale il recedente, dopo aver comunicato il recesso alla società, deve depositare le sue azioni nella sede sociale e non ne può più disporre. E proprio dalla perdita del potere di disposizione delle azioni si potrebbe desumere che il recesso produca, fin dal momento della comunicazione alla società, l'effetto dello scioglimento del rapporto sociale limitatamente al socio. Il socio perde immediatamente tutti i propri diritti sociali, ad eccezione del diritto alla liquidazione della quota di partecipazione; le sue azioni non possono più essere computate nei quorum costitutivi e deliberativi dell'assemblea né hanno il diritto di voto.

La risoluzione degli effetti del recesso mediante revoca della delibera o mediante revoca della dichiarazione di recesso.
La dichiarazione di recesso, tuttavia, è sottoposta a condizione risolutiva. La legge (artt. 2437 bis, ultimo comma, e 2473, ultimo comma, c.c.), attribuisce alla società la facoltà di risolvere gli effetti del recesso mediante la revoca della delibera che lo legittima ovvero lo scioglimento della società. Se, invece, la causa di recesso è un fatto diverso da una deliberazione, l'autore ne ammette comunque la revocabilità. Per esempio, quando la causa di recesso consiste in un atto gestorio degli amministratori, come l'acquisto di una partecipazione in altra impresa in violazione dell'art. 2361, comma 1, c.c., la rivendita della partecipazione risolve gli effetti del recesso già dichiarato.
Gli effetti del recesso possono, secondo l'autore, essere risolti anche da parte del socio recedente, mediante revoca della dichiarazione di recesso, malgrado che nessuna norma lo consenta espressamente. Tuttavia, la facoltà di revoca non può essere temporalmente illimitata, ma – al fine di tutelare l'affidamento degli organi sociali e degli altri soci – non può essere esercitata se nel frattempo sono stati "irrevocabilmente compiuti" (2) atti del procedimento di liquidazione della partecipazione. Per esempio, il socio non può più procedere alla revoca se altri soci hanno esercitato l'opzione (di cui all'art. 2437 quater, comma 1, c.c.) oppure se la società ha acquistato le azioni ai sensi dell'art. 2437 quater, comma 5, c.c.

Il procedimento di liquidazione della partecipazione del recedente.
L'autore nel considerare anche il carattere fortemente innovativo della disciplina del procedimento di liquidazione, esamina specificamente le diverse fasi del procedimento regolato, per la S.p.A., dall'art. 2437 quater c.c., evidenziando come queste risultino informate, da un lato, all'interesse di determinare un equo valore di liquidazione della partecipazione e, dall'altro, all'esigenza di evitare, finchè possibile, di scalfire l'integrità del capitale sociale. E, sotto questo ultimo profilo, si evidenzia come le fasi del procedimento siano ordinate secondo un ordine temporale inderogabile che culmina, quale estrema ratio, nella riduzione del capitale sociale ovvero, se i creditori si oppongono, nello scioglimento della società.
Ulteriore aspetto del procedimento affrontato nel lavoro in esame riguarda la possibilità per la società per azioni, constatata l'assenza di acquirenti, di procedere al rimborso utilizzando riserve disponibili. Sul punto si evidenzia la possibilità per la società di derogare ai limiti quantitativi, di cui all'art. 2357, comma 3, c.c., all'acquisto di azioni proprie, ferma restando, comunque, la necessità che l'assemblea ordinaria autorizzi l'acquisto ai sensi dell'art. 2357, comma 1, c.c.

La legittimazione, nell'ambito del procedimento di liquidazione, a cedere la partecipazione del recedente.
L'autore esamina conclusivamente i requisiti del negozio con cui, nell'ambito del procedimento di liquidazione, la partecipazione del recedente è acquistata – a seconda dei casi – dai soci o da terzi o dalla stessa società. Coerentemente con il postulato sopra esaminato dell'efficacia del recesso, nega che il recedente stesso sia legittimato a partecipare al negozio di cessione, perché egli non è più socio. E, conseguentemente, la girata delle azioni e l'atto di trasferimento della quota di S.r.l. innanzi al notaio devono essere sottoscritti, in nome della società, dagli amministratori, quali soggetti che hanno la competenza esclusiva a svolgere il procedimento di liquidazione.

Giorgio Vitalini
Coordinamento del Notaio Giuseppe A.M. Trimarchi

Note

nota1

V. Salafia (a cura di), "Il recesso dei soci nelle società di capitali", in Società, 4/2006, p. 417.
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nota2

V. Salafia, op. cit., p. 421.
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