Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Riscontrandosi divergenze tra il contenuto di un contratto preliminare e del susseguente contratto definitivo, la prevalenza spetta a quest'ultimo. (Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 30735 del 21 dicembre 2017)

Ove alla stipula di un contratto preliminare segua ad opera delle stesse parti la conclusione del contratto definitivo, quest'ultimo costituisce l'unica fonte dei diritti e delle obbligazioni inerenti al particolare negozio voluto, in quanto il contratto preliminare, determinando soltanto l'obbligo reciproco della stipulazione del contratto definitivo, resta superato da questo, la cui disciplina, con riguardo alle modalità e condizioni, anche se diversa da quella pattuita con il preliminare, configura un nuovo accordo intervenuto tra le parti e si presume sia l'unica regolamentazione del rapporto da esse voluta. La presunzione di conformità del nuovo accordo alla volontà delle parti può, nel silenzio del contratto definitivo, essere vinta soltanto dalla prova - che deve risultare da atto scritto ove il contratto abbia ad oggetto beni immobili - di un accordo posto in essere dalle stesse parti contemporaneamente alla stipula del definitivo dal quale risulti che altri obblighi o prestazioni, contenuti nel preliminare, sopravvivono al contratto definitivo.

Commento

(di Daniele Minussi)
Che il contratto definitivo superi integralmente e ponga in non cale il contratto preliminare costituente l'antecedente è invero cosa banale. V'è allora da interrogarsi sul perché ci si sia posti un interrogativo di tale portata. Nel caso di specie l'elemento di discrasia era costituito dal prezzo. Enunciato nella misura di euro 300.000 nel contratto preliminare, poi in sede di definitivo veniva indicato in euro 170.000. Nei fatti però esso era stato corrisposto proprio nella riferita maggior somma di euro 300.000, donde la domanda di restituzione fondata sulla prevalenza del contratto definitivo. Il vero nodo è che la prova della simulazione inter partes deve risultare da atto scritto, proprio come anche eventuali pattuizioni dalla quale risultasse una ultrattività del preliminare: scritti che nell'ipotesi all'attenzione dei giudici erano del tutto difettosi.

Aggiungi un commento