Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Indebito arricchimento e PA. Qual è l'oggetto della prova che essa è tenuta a dare ai fini di escluderne la rilevanza? Distinzione tra arricchimento voluto, inconsapevole e imposto. (Cass. Civ., Sez. Unite, sent. n. 10798 del 26 maggio 2015)

La regola di carattere generale secondo cui non sono ammessi arricchimenti ingiustificati né spostamenti patrimoniali ingiustificabili trova applicazione paritaria nei confronti del soggetto privato come dell’ente pubblico. Poiché il riconoscimento dell’utilità non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, il privato attore ex articolo 2041 cod.civ. nei confronti della pubblica amministrazione deve provare - e il giudice accertare - il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’amministrazione possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso, potendo essa, piuttosto, eccepire e dimostrare che l’arricchimento non fu voluto nè consapevole e che si trattò, quindi, di "arricchimento imposto". La normativa di cui D.L. n. 66 del 1989, art. 23 (conv. in L. 24 aprile 1989, n. 144, abrogato dall'art. 123, comma primo, lett. n, del d.lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, riprodotto senza sostanziali modifiche dall'art. 35 del medesimo decreto e infine rifluito nell'art. 191 del D.Lgs. n. 267 del 2000), per i casi di richiesta di prestazioni o servizi, non rientranti nello schema procedimentale di spesa tipizzato dalla stessa normativa, ha previsto la costituzione di un rapporto obbligatorio diretto con l'amministratore o funzionario responsabile, correlativamente rimettendo all'ente pubblico la valutazione esclusiva circa l'opportunità o meno di attivare il procedimento del riconoscimento del debito fuori bilancio nei limiti degli accertati e dimostrati utilità ed arricchimento per l'ente stesso (cfr. lett. e) art. 194 D. Lgs. n. 267 del 2000). Tuttavia, non potendosi, in difetto di espressa previsione normativa, affermare la retroattività del cit. d.l. n. 66 del 1989 art. 23, deve ritenersi l'esperibilità dell'azione di indebito arricchimento nei confronti della P.A. per tutte le prestazioni e i servizi resi alla stessa anteriormente all'entrata in vigore di tale normativa.

Commento

(di Daniele Minussi)
Tramonto dell'utiliter coeptum? Il cosiddetto "arricchimento imposto" sembrerebbe infatti configurarsi in modo tale da differenziarsi in maniera dubbia rispetto ad uno dei criteri che ha costituito la guida allo scopo di distinguere le ipotesi in cui la P.A. si deve dare carico di corrispondere un'indennità a chi abbia prodotto uno spostamento patrimoniale in favore della stessa senza giustificazione da quelle in cui tale indennità non risulta dovuta. Una cosa è infatti recepire l'utilità che discende dalla condotta dell'agente, altra cosa è che costui "imponga" tale utilità alla P.A. che non solo non l'abbia voluta, ma neppure sia stata consapevole della stessa.

Aggiungi un commento