Incoercibilità dell'obbligo di porre in essere la rinunzia abdicativa. (Cass. Civ., Sez. II, sent. n. 36224 del 28 dicembre 2023)

In tema di esecuzione in forma specifica dell’obbligo a contrarre, non è passibile di coazione specifica l’obbligo di rinuncia unilaterale abdicativa ad un diritto, che – in quanto tale – non ha effetto traslativo in favore del richiedente.
La pronuncia giudiziale ex art. 2932 cod.civ. non ha il carattere di pronuncia giurisdizionale di “esecuzione forzata” in forma specifica dell’obbligazione inadempiuta, ma – più limitatamente – ha una valenza costitutiva ope iudicis di un diritto; ne consegue che non è coercibile l’obbligo di rinuncia unilaterale abdicativa a un diritto, che, in quanto tale, non ha effetto traslativo in favore del richiedente ma meramente estintivo.

Commento

(di Daniele Minussi)
Quali effetti sortisce la rinunzia abdicativa? La risposta è agevole: la mera dismissione del diritto che ne costituisce l'oggetto, senza che vi sia spazio per il trasferimento di esso in capo ad altri. La dinamica dell'acquisizione di tale diritto da parte di altri soggetti potrà essere, al più, l'esito di una differente dinamica (si pensi all'incremento delle quote di eredità che segue per accrescimento ovvero per la devoluzione della chiamata ereditaria del rinunziante in favore dei chiamati in subordine. Ciò premesso, appare chiaro come l'obbligazione che abbia ad oggetto una rinunzia abdicativa non sia azionabile con il rimedio di cui all'art. 2932 cod.civ., che opera con effetti costitutivi rispetto ad un diritto che deve essere trasferito ad un soggetto in forza di una specifica obbligazione rimasta inadempiuta.

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