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Diritto di abitazione del coniuge superstite ex art. 540 cod.civ.: il possesso non implica accettazione d'eredità. Natura giuridica del diritto ex art. 540 cod.civ.. (Cass. Civ., Sez. VI-T, sent. n. 1588 del 27 gennaio 2016)

Il solo fatto della permanenza del coniuge superstite nella casa familiare già in proprietà, anche parziale, del de cuius non può ritenersi necessariamente una manifestazione di possesso dei beni ereditari, potendo esso manifestare il mero esercizio dei diritti di abitazione e di uso. In questo senso peraltro, già nel 2008, si era espressa la Sezione tributaria con la sentenza n. 1920/08, ove si precisava che i diritti di abitazione e di uso previsti dall'art. 540 c.c. a favore del coniuge superstite non sorgono in capo a quest'ultimo a titolo successorio - derivativo, bensì a diverso titolo, costitutivo, fondato sulla qualità di coniuge e prescindente dai diritti successori. Cosicché "il titolo che abilita il coniuge al possesso del bene trova giustificazione nella norma civilistica che lo attribuisce indipendentemente dalla qualità di erede, con cui del resto il diritto di abitazione non ha nulla da spartire, essendo tale diritto acquisito, semmai, in forza di legato ex lege."

Commento

(di Daniele Minussi)
La pronunzia appare angolata dal punto di vista del creditore ereditario (nella fattispecie l'AE) che cerca di rinvenire nella condotta del chiamato (tale il coniuge della persona defunta) elementi tali da poter integrare gli estremi dell'accettazione tacita d'eredità ovvero di quella "presunta" (artt. 485, 487 cod.civ.). Il possesso dei beni ereditari che si sia protratto oltre tre mesi a far tempo dall'apertura della successione infatti non consentirebbe di effettuare validamente una susseguente rinunzia all'eredità. Il diritto di abitazione della casa coniugale (la cui natura reale consente una qualificazione della materiale disponibilità del bene in chiave di possesso) tuttavia corrisponde all'attribuzione al coniuge superstite della qualità di legatario ex lege. Ci sarebbe caso mai da domandarsi a chi il coniuge superstite debba domandare l'immissione nel possesso del bene, ciò che tuttavia risulta per lo più superfluo, ogniqualvolta costui sia parallelamente contitolare della proprietà dell'appartamento. Cfr., in senso conforme, Cass. civile, sez. VI-I 2015/23406.

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