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Contratto di comodato a tempo indeterminato, destinazione in fatto a casa coniugale, separazione personale dei coniugi. Deve "sloggiare" la madre affidataria della prole ed assegnataria della casa coniugale di proprietà del suocero? (Cass. Civ., Sez. VI-III, sent. n. 12945 del 23 giugno 2015)

Il bene oggetto del comodato a tempo indeterminato deve essere restituito dal comodatario non appena il comodante lo richieda. Il rapporto va assoggettato alla norma dell’art. 1810 c.c., secondo cui, in mancanza di un termine di durata, il bene oggetto del comodato deve essere restituito dal comodatario non appena il comodante lo richieda; tale pattuizione non può ritenersi modificata da mere situazioni di fatto.

Commento

(di Daniele Minussi)
Il problema è noto ed ormai annoso. I genitori del figlio che si sposa "prestano" l'appartamento alla giovane coppia. Nasce un figlio ed anche i primi dissapori, che tosto conducono alla separazione personale. Alla moglie viene affidata la prole ed assegnata la casa coniugale. Peccato però che sia di proprietà dei suoceri, che oltre a non prendere un quattrino, si vedono il figlio "sbattuto" fuori (talvolta con l'odioso strascico di un nuovo compagno che fa capolino). E' possibile domandare la restituzione del bene comodato senza che fosse stata convenuta una specifica durata del rapporto? Secondo una certa impostazione il vincolo costituito dalla destinazione dell'immobile quale casa familiare avrebbe impedito al comodante di legittimamente richiederne la restituzione, salvo comprovate sopravvenute esigenza personali. A tale impostazione si oppone l'orientamento portato dalla pronunzia in esame, secondo la quale se l'asserito vincolo di destinazione (vale a dire la specifica destinazione a casa coniugale dell'appartamento) non era stato menzionato in maniera esplicita nel contratto di comodato, non può sortire alcun rilievo per il comodante, il quale pertanto ha diritto alla restituzione del bene a semplice richiesta. In effetti c'è da domandarsi come sia stato possibile intrecciare una disputa teorica quando, forse, sarebbe bastata l'evocazione del principio banale secondo il quale "res inter alios acta tertio neque nocet, neque prodest". In fondo cosa c'entra il suocero nei problemi della coppia?

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