Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina Privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Cass.Civ.Sez.I n.7538 del 23/05/2002 Compenso del professionista nel rapporto con l'ente pubblico: interpretazione dell'art.6 L.n.404/1977

L'art. 6 della legge 1 luglio 1977 n. 404, che, interpretando autenticamente l'articolo unico della legge 5 maggio 1976 n. 340 - la quale ha fissato il principio dell'inderogabilità dei minimi delle tariffe professionali degli ingegneri e degli architetti - , ne ha limitato l'applicazione ai rapporti intercorrenti tra privati, deve essere inteso nel senso che, nei rapporti tra ente pubblico e professionista privato cui il primo abbia affidato la progettazione di un'opera pubblica, sono validi gli accordi che prescindono dai limiti minimi stabiliti dalle tabelle, salvo, comunque, ove sia certa la natura onerosa del rapporto,il diritto del professionista alla percezione di una somma a titolo di compenso (che, nel contrasto tra le parti, deve essere determinata dal giudice,prescindendo dalle tabelle degli onorari),in quanto solo siffatta interpretazione consente di non snaturare la causa della prestazione incidendo sul sinallagrna contrattuale. Ne consegue che deve ritenersi nulla la clausola contenuta in un capitolato che subordini l'obbligo del pagamento del compenso per la prestazione resa a futuri ed incerti finanziamenti.

Commento

Al di là della portata pratica della pronunzia in relazione all'inderogabilità del contenuto economico dei minimi previsti dal tariffario professionale, nella sostanza essa si impernia sulla essenziale considerazione dell'elemento causale dell'accordo intercorso tra il professionista e la committenza. Non può infatti esssere esclusa a priori la possibilità che il primo si offra di prestare le proprie opere senza corrispettivo alcuno. Questo risultato tuttavia sarà perseguibile soltanto per il tramite di un atto negoziale contrassegnato da causa liberale o quantomeno gratuita. Diversamente la pattuizione (onerosa) non sfuggirebbe ad una censura proprio sotto il profilo della violazione della norma imperativa che prevede una soglia minima per i compensi professionali.

Aggiungi un commento