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Cass. Civ., Sez. II, n. 15468/2009. Criterio di riferimento per il giudice nell' esercizio del potere di riduzione dell'importo previsto nella clausola penale.

L'apprezzamento sulla eccessività dell'importo fissato con clausola penale dalle parti contraenti, per il caso di inadempimento o di ritardato adempimento, nonché sulla misura della riduzione equitativa dell'importo medesimo, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito il cui esercizio è incensurabile in sede di legittimità, se correttamente fondato, a norma dell'art. 1384 c.c., sulla valutazione dell'interesse del creditore all'adempimento con riguardo all'effettiva incidenza dello stesso sull'equilibrio delle prestazioni e sulla concreta situazione contrattuale, indipendentemente da una rigida ed esclusiva correlazione con l'entità del danno subito
Il criterio cui il giudice deve fare riferimento per esercitare il potere di riduzione della penale non è la valutazione del danno che sia stato accertato o risarcito, ma l'interesse che la parte ha, secondo le circostanze, all'adempimento della prestazione cui ha diritto; tale valutazione va riferita al momento in cui si è concluso il contratto cui accede, e non a quello in cui ne viene chiesto il pagamento, sicché ove essa risulti adeguata all'interesse del creditore all'adempimento con riferimento al momento della stipulazione, rimane priva di rilevanza l'eventuale eccessività per la sopravvenienza di fatti che riducano l'interesse del creditore o l'entità del pregiudizio che il medesimo viene a subire per effetto dell'inadempimento.

Commento

(di Daniele Minussi) Notevole la pronunzia della S.C., che segna un cospicuo ripensamento dell'opinione fino ad ora prevalente. La valutazione dell'eventuale eccessività del contenuto economico della penale soggetta al potere di riduzione equitativa da parte del giudice infatti dovrebbe essere fondato esclusivamente sull'interesse della parte all'adempimento cronologicamente riportato al tempo del perfezionamento del contratto.

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