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Actio interrogatoria, decorso del termine assegnato dal Giudice agli eredi testamentari, devoluzione della successione per legge. (Cass. Civ., Sez. VI-II, sent. n. 22195 del 20 ottobre 2014)

In tema di successione a causa di morte, la perdita del diritto di accettare l'eredità ex art. 481 c.c. comporta anche la perdita della qualità di chiamato all'eredità per testamento, con la conseguenza che la devoluzione testamentaria diviene inefficace e si apre esclusivamente la successione legittima, ai sensi dell'art. 457 cod. civ., senza che si verifichi la coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima.

Commento

(di Daniele Minussi)
E' forse banale semplicemente affermare che, all'esito dell'inutile decorso del termine decadenziale di cui all'art.481 cod.civ., gli eredi testamentari perdano il diritto di accettare e, in conseguenza di ciò, l'eredità si devolva per legge. Meno banale, tuttavia, è verificare la portata di questi asserti in riferimento al caso pratico. Nella fattispecie una madre aveva istituito eredi testamentari soltanto i propri figli, sostanzialmente diseredando il coniuge. Quest'ultimo, deferita l'actio interrogatoria, diventa tuttavia erede per legge. I figli infatti tacciono e, in conseguenza di ciò, perdono il diritto ad accettare l'eredità e la qualità di chiamati. Rimane da domandarsi se, una volta eliminata la delazione testamentaria, potrebbe prospettarsi l'insorgenza, in favore degli stessi soggetti, di una delazione legale.

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