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Nomina degli amministratori (società a base personale)




Non esiste una normativa specificamente dedicata alle modalità di nomina degli amministratori di società semplice. In linea generale, mentre gli artt. 2257 e 2258 cod. civ. dettano una disciplina intesa a distinguere tra amministrazione congiuntiva e disgiuntiva, il successivo art. 2259 cod. civ. si occupa della revoca della facoltà di amministrare. Paradossalmente l'unica indicazione testuale di un qualche significato sul tema specifico qui in esame è proprio contenuta in quest'ultima norma, nella parte in cui distingue tra amministratore nominato con il contratto sociale ed amministratore nominato con atto separato.

E' argomentando in via sistematica, facendo leva sui principi generali in materia di società a base personale che una parte significativa degli interpreti riconnette in modo necessario alla funzione di amministratore la qualità di socio. La questione sarà oggetto di specifica analisi. Ciò che qui giova mettere a fuoco è la rilevanza normativa della differenza tra nomina scaturente dal contratto sociale e nomina effettuata con separato atto. L'eventualità ordinaria è che in sede di costituzione della società i patti sociali esplicitino chi tra i soci è dotato dei poteri di amministrazione. Assai meno frequente è il caso in cui la nomina promani da un separato atto. Ci si può inoltre interrogare circa la consistenza giuridica di quest'ultimo. L'espressione adoperata dal legislatore del codice è, probabilmente non a caso, non significativa. Il "separato atto" potrebbe infatti configurare sia un semplice conferimento di incarico accompagnato da una conseguente accettazione, sia da una vera e propria modifica degli originari patti sociali. In giurisprudenza è stato deciso nel senso della illegittimità della nomina degli amministratori assunta a maggioranza, in difetto di previsione dei patti sociali in tal senso (Tribunale di Napoli, 07/10/1986 ).

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