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La riunione fittizia


L'art. 556 cod.civ. prevede che, allo scopo di determinare l'ammontare della quota disponibile, occorre formare una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte. Da tale massa si sottraggono i debiti. Indi si riuniscono fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione. L'operazione, per l'appunto appellata riunione fittizia, viene anche sommariamente descritta come il risultato dell'apprezzamento del relictum, detratto il debitum, aggiungendosi poi l'eventuale donatum.
Prosegue la norma facendo riferimento agli artt. 747 e ss. cod.civ., dettati in materia di collazione, precisando dunque che il valore dei beni donati debba essere determinato in base alle dette regole.
Una volta così formato l'asse ereditario, si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre e, correlativamente, la porzione di riserva da attribuirsi a ciascun legittimario.
Va da sè che questa porzione sia variabile: essa muta in dipendenza del numero e della categoria dei legittimari che vengono alla successione. Il nostro ordinamento ha infatti optato per il sistema della quota mobile, che varia cioè in base a tali parametri. Così se un figlio soltanto viene alla successione del padre a costui toccherà una porzione legittima pari alla metà dell'asse. Venendo alla successione il coniuge e tre o più figli la quota riservata al coniuge sarà pari al quarto, mentre due quarti complessivamente spetteranno ai figli tutti. In ogni caso la disponibile non può essere inferiore ad un quarto dell'asse.

Assai rilevante è mettere a fuoco l'ultima delle operazioni in cui consiste la riunione fittizia. Si tratta della valorizzazione delle donazioni effettuate in vita dal de cuius. La riunione è "fittizia" perchè, a differenza della collazione (che può essere effettuata o per conferimento in natura o per imputazione, comunque sempre in maniera concreta ed effettiva), si tratta di un'operazione meramente contabile. L'attivo netto dell'asse viene soltanto sulla carta incrementato dal valore del donatum.
Come detto esso può essere costituito dai beni di cui il defunto ha disposto a titolo di donazione diretta o indiretta. Il valore deve essere stimato secondo il valore al momento dell'apertura della successione per quanto attiene ai beni immobili ed ai beni mobili, (artt. 747 e 750 cod.civ.); per il denaro in riferimento al valore nominale (art. 751 cod.civ.).
Una volta calcolata la quota disponibile e la quota indisponibile termina il computo proprio della riunione fittizia. Essa, nel suo raccordarsi con l'eventuale promuovimento dell'azione di riduzione, vede l'esigenza di dar corso ad un'ulteriore fase del procedimento inteso a verificare se o meno vi sia lesione della quota di legittima. Viene in considerazione la c.d. imputazione ex se, che consiste nell'imputare alla quota di spettanza del legittimario le liberalità al medesimo fatte (e non semplicemente dichiarate come tali: cfr. Cass. Civ., Sez.II, 11737/13) ed in relazione alle quali non vi sia stata dispensa da parte dell'ereditando (art. 564 cod.civ.). Infatti al legittimario, con conseguente diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (Cass. Civ., Sez. II, 12919/12). Va precisato al riguardo come sia del tutto irrilevante l'aspetto cronologico del momento in cui la liberalità è stata effettuata rispetto al tempo in cui il soggetto ha assunto la qualità di legittimario (cfr. Cass. Civ., Sez.II, 4445/2016). In effetti l'unico momento rilevante è quello dell'apertura della successione.

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