L'indennità ex art. 2045 del codice civile

A differenza della legittima difesa, in capo a chi agisce in stato di necessità residua un' indennità, la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del giudice. La ragione della previsione sta nel fatto che l'azione dannosa, nel caso in esame, si compie in danno di un soggetto terzo, mentre, nella legittima difesa, essa è rivolta verso il soggetto che, per primo, ha con la propria condotta esposto a pericolo un bene giuridico altrui.

Per ciò che concerne la quantificazione dell'obbligazione indennitaria, la giurisprudenza ricorre a criteri equitativi, che si risolvono, solitamente, nella corresponsione di una somma pari a circa il 50-60% di quanto spettante a titolo di risarcimento del danno.

Nella determinazione di tale indennizzo non può essere computato il danno morale che non è dovuto, non ricorrendo, nella condotta dello stesso conducente, gli estremi del reato (Tribunale di Roma, 07/05/1991 ).

Quanto alle differenze tra indennità negli artt. 2045 e 2047 cod. civ. , tra esse sussiste, in primo luogo, la differenza concernente il carattere discrezionale della seconda e non della prima. Tale differenza si spiega, tuttavia, tenuto conto della ratio dell'art. 2047 cod. civ..

Il parametro di riferimento per la liquidazione dell'indennità, nell'art. 2047 cod. civ. , è costituito, infatti, dalle condizioni economiche delle parti, nel senso che, qualora il patrimonio del danneggiato risulti particolarmente modesto rispetto a quello del danneggiante, pur incapace, risponde ad esigenze di solidarietà sociale disporre un ristoro in favore del danneggiato (Tribunale di Macerata, 20/05/1986 ). Una siffatta valutazione può condurre, al contrario, anche a negare del tutto l'indennità quando emerga una manifesta sperequazione tra la florida posizione del danneggiato e quella deteriore del danneggiante.

La giurisprudenza ha evidenziato, tuttavia, un'ulteriore differenza.

Poiché lo stato di necessità rappresenta solo un fatto impeditivo dell'obbligo di risarcimento a carico del danneggiante, secondo la giurisprudenza, la domanda di pagamento dell'indennità prevista dall'art. 2045 cod. civ. deve ritenersi implicita nella domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti del danneggiante.

Al contrario, nella fattispecie dell'art. 2047 cod. civ. tra la domanda di risarcimento del danno (che deve essere proposta contro il sorvegliante) e la domanda di pagamento dell'indennità (che deve essere proposta verso l'incapace) vi è diversità di fatti costitutivi, quindi non vi è relazione di continenza tra l'una e l'altra (Cass. Civ. Sez. III, 1323/95 ).

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