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L'erede apparente



L'apparenza in materia ereditaria ha a che fare sia con il conflitto che si instaura naturalmente tra erede apparente ed erede vero, sia con la tutela dei diritti dei terzi aventi causa dall'apparente titolare dei diritti ereditari. E' infatti chiaro che la difficoltà di accertare una qualità come quella ereditaria può dare origine a situazioni nelle quali può concretamente ingenerarsi in un soggetto il convincimento di avere a che fare con l'erede vero. Di tali problemi si occupa sia l'art. 534 cod.civ., sia il n.7 dell'art. 2652 cod.civ., che coniuga i principi ricavabili dalla prima norma con quelli dettati, per le negoziazioni che si riferiscono a beni immobili, in materia di trascrizione.

Ma come si identifica l'erede apparente? Scontato il riferimento a chi, pur non essendo erede, si comporta come se lo fosse nota1 ci si interroga sulla necessità o meno che il soggetto sia nel possesso dei beni ereditari nota2. In questo senso si instaurerebbe una simmetria con la legittimazione passiva relativamente all'azione di petizione d'eredità (art.533 cod.civ. , anche se bisogna rimarcare che il convenuto nell'azione di petizione non è ai sensi dell'art. 534 cod.civ. l'erede apparente, bensì l'avente causa da costui). E' tuttavia preferibile affermare l'assoluta indipendenza dei due istituti. Ben potrebbe essere qualificato come erede apparente anche quel soggetto che, sebbene non vantasse alcuna situazione possessoria relativamente ai beni ereditari, si manifestasse come l'apparente successore a titolo universale del de cuius. Inversamente il possessore a titolo d'erede non sempre potrà essere definito come erede apparente: si pensi a quelle ipotesi in cui sia evidente l'insussistenza della qualità ereditaria di chi abbia la materiale disponibilità dei beni dell'asse reclamando un titolo ereditario insussistente nota3.

Cosa dire poi del rapporto tra erede apparente ed erede vero? Qualora l'acquisto dell'avente causa dall'erede apparente possa considerarsi opponibile nei confronti dell'erede vero occorrerà distinguere tra apparente erede di buona e di mala fede (ove la buona fede va intesa soggettivamente, come mancanza di consapevolezza in ordine al proprio difetto di titolarità del diritto) nota4. Nel primo caso si potrà fondatamente evocare il II comma dell'art. 535 cod.civ. , ai sensi del quale colui che, possessore in buona fede, ha alienato un bene appartenente all'asse, è obbligato semplicemente alla restituzione verso l'erede del corrispettivo ricevuto, mentre se il prezzo è ancora dovuto, l'erede subentra nel diritto di conseguirlo. Qualora invece l'apparente erede sia in malafede si è prospettata l'applicazione analogica del II comma dell'art. 2038 cod.civ.. L'alienante sarà tenuto ad effettuare la restituzione della cosa in natura o a corrisponderne il valore, dovendo pure risarcire i danni.

Note

nota1

Cicu, Successioni per causa di morte, Parte generale, in Tratt. dir.civ. e comm., diretto da Cicu-Messineo, 1961, p.248; Busnelli, voce Erede apparente, in Enc.dir., p.198.
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nota2

Sostengono che perché possa configurarsi la figura dell'erede apparente sia necessario che questi si trovi nel possesso dei beni ereditari: Azzariti, Le successioni e le donazioni, Padova, 1982, p.202; Giannattasio, Delle successioni, in Comm.cod.civ., Torino, 1959, p.240. In realtà l'erroneità di tale interpretazione si fonda sull'asserto che solo l'erede apparente sia legittimato passivamente alla petitio hereditatis.
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nota3

Così Busnelli, op.cit., p.198; Messineo, Manuale di diritto civile e commerciale, vol.VI, Milano, 1962, p.655; Ferri, Successioni in generale, in Comm.cod.civ., a cura di Scialoja-Branca, Bologna-Roma, 1980, p.218; Galli, Il problema dell'erede apparente, Milano, 1971, p.185. Precisa il Prestipino, Delle successioni in generale, in Comm. teorico-pratico al cod.civ., diretto da De Martino, Novara-Roma, 1981, p.548, che è sufficiente che l'erede apparente si comporti in modo tale da ingenerare nei terzi la ragionevole opinione che egli abbia titolo a succedere, indipendentemente dalla esistenza o dalla validità di siffatto titolo o dal possesso o meno dei beni, purché egli si comporti agli occhi dei terzi come erede.
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nota4

Cfr. Busnelli, op.cit., p.206.
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Bibliografia

  • AZZARITI, Le successioni e le donazioni: Libro secondo del Codice Civile, Padova, 1982
  • BUSNELLI, Erede apparente, Enc. dir., XV
  • GALLI, Il problema dell’erede apparente, Milano, 1971
  • GIANNATTASIO, Delle successioni, Torino, Comm.cod.civ., 1959
  • PRESTIPINO, Delle successioni in generale, Novara-Roma, Comm.cod.civ., dir. da De Martino, 1981

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