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Impresa sociale: il patrimonio, la responsabilità patrimoniale




L'aspetto relativo alla responsabilità patrimoniale dell'impresa sociale è disciplinato dall'art.6 D.Lgs. 24 marzo 2006, n.155. La norma si apre facendo salva la disciplina delle diverse forme di società che possono sostanziare l'impresa sociale, siccome prevista dal V Libro del codice civile. Veramente il riferimento fatto dalla norma è abbastanza ambiguo: il rinvio letterale al tema della responsabilità limitata non fa intendere se il recepimento del regime codicistico sia esteso anche alle società a base personale, come tali contrassegnate da un regime di responsabilità personale dei singoli soci, variamente temperato da regole che mutano in dipendenza del tipo sociale adottato. All'interrogativo sembrerebbe a prima vista doversi dare risposta negativa. La consistenza minima di un "patrimonio" superiore a Euro 20.000 si porrebbe infatti come assorbente rispetto ad ogni profilo di responsabilità personale dei soci.

Ciò premesso, l'art.6 dispone che nelle organizzazioni che esercitano un'impresa sociale il cui patrimonio sia superiore a ventimila euro, a far tempo dalla iscrizione nella apposita sezione del registro delle imprese, delle obbligazioni assunte risponde soltanto l'organizzazione con il suo patrimonio.

Due sono gli elementi di spicco. Anzitutto la norma fa riferimento alla consistenza del "patrimonio" e non ad una determinata misura del "capitale sociale". Ne risultano sconvolte le usuali categorie giuridiche, alla stregua delle quali il capitale sociale è la misura del patrimonio che si palesa indisponibile, a presidio ed a tutela dei creditori dell'ente sociale. In secondo luogo la limitazione della responsabilità patrimoniale personale dei singoli soci (o associati) scatta dal momento in cui l'ente viene iscritto nell'apposita sezione del Registro delle Imprese. La formalità pubblicitaria possiede dunque l'effetto di determinare l'autonomia patrimoniale.

Che il parlare di "patrimonio" e non di "capitale" sia frutto di un semplice equivoco è impressione che vien tosto smentita dal prosieguo della norma in esame. Il II comma della stessa contiene una precisazione: "quando risulta che, in conseguenza di perdite, il patrimonio è diminuito di oltre un terzo rispetto all'importo" di euro 20.000 predetto "delle obbligazioni assunte rispondono personalmente e solidalmente anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell'impresa." Tale disposizione non si applica agli enti ecclesiastici o confessionali. Dunque l'insufficienza del "patrimonio" (e non del capitale!) rispetto alla misura "minima" fa scattare una regola che ricalca quella dettata per le associazioni non riconosciute dall'art.38 cod.civ.. Responsabili delle obbligazioni sociale saranno allora coloro che abbiamo concretamente agito spendendo il nome dell'impresa sociale, anche se per avventura non rivestenti alcuna carica sociale effettiva.

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