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Fusione e gruppi di imprese



Tanto la fusione di imprese quanto il gruppo costituiscono mezzi idonei ai fini della razionalizzazione della produzione, dell'organizzazione scientifica del lavoro, della politica di finanziamento: indubbiamente il gruppo può sostituire la fusione quando lo impongano particolari esigenze del momento, ma è anche possibile che il gruppo costituisca una tappa intermedia in vista di una successiva fusione.

Malgrado le affinità, il gruppo e la fusione restano fenomeni distinti. Il primo rappresenta un fenomeno di aggregazione e coalizione di imprese, la seconda è manifestazione della tendenza alla grande impresa. Probabilmente non è errato riferire che la fusione inizia proprio dove finisce il gruppo.

Con il gruppo, infatti, le imprese partecipanti devono instaurare collegamenti di natura contrattuale al fine di attuare politiche di gestione comuni o per lo svolgimento congiunto di comuni processi di produzione, distribuzione, finanziamento che pur importando vincoli più o meno incisivi, a seconda del tipo di accordo negoziale costituito, mantengono tuttavia la soggettività di ogni singola società.

La fusione consente invece una concentrazione aziendale, facendo confluire in capo ad un unico soggetto l'assetto organizzativo e patrimoniale riferibile a differenti complessi aziendali: la fusione si caratterizza quindi per la sua idoneità a realizzare nel modo più completo l'integrazione di più organismi aziendali, in quanto consente di realizzare meglio nuovi equilibri gestionali, reddituali, patrimoniali e finanziari.

Procedere ad un'operazione di fusione consente pertanto il raggiungimento di maggiori vantaggi rispetto alla creazione di un gruppo:
  1. la creazione di un unico soggetto economico, consentendo l'integrazione dei processi produttivi e distributivi, assicura la riduzione dei tempi e dei costi di transazione, poiché in tal modo si evita di dover stipulare contratti di fornitura con altre società del gruppo; l'integrazione con società che operano nell'ambito della catena distributiva, e non produttiva, consente inoltre di abbattere il plusvalore che consegue al passaggio del bene dal produttore al consumatore finale, potendo così ottenere una maggiore competitività sul mercato;
  2. attraverso la fusione, aziende fortemente indebitate, componendosi con altre aventi un minor grado di indebitamento, possono ottenere un parziale riequilibrio finanziario e possono fare successivamente ricorso al credito in termini comparativamente meno costosi nota1;
  3. aziende che intendano effettuare programmi di investimento piuttosto considerevoli, senza avere peraltro una struttura finanziaria adeguata, possono combinarsi con altre aziende finanziariamente molto solide ed avviate che consentano di sfruttarne le potenzialità al fine di fronteggiare i programmi di investimento evitando di ricorrere al credito nota2.

Note

nota1

Marchini, Le gestioni straordinarie, in Manuale di gestione aziendale, Milano, 1974.
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nota2

Benvenuto-Vita, Trasformazioni, Fusioni, Scissioni in Le Soc.: ordinamento e variabili, vol. VII, 1994.
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Bibliografia

  • BENVENUTO-VITA, Trasformazioni, fusioni, scissioni, Torino, Le società: ordinamento e variabili n. 7, 1994
  • MARCHINI, Le gestioni straordinarie, Milano, Manuale di gestione aziendale, 1974


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