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Forma elettronica ''ad substantiam'' del contratto di appalto pubblico


La forma dei contratti di appalto del settore pubblico rinviene una specifica disciplina nel più vasto ambito del tema generale della forma dei contratti pubblici di cui alla legge generale di contabilità dello Stato (R.D. 18 novembre 1923, n. 2440). Il III comma dell’art. 6 del D.L.179/12 (convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221) dispone, a far tempo dal giorno 1 gennaio 2013, che: " il contratto è stipulato, a pena di nullità, con atto pubblico notarile informatico, ovvero, in modalità elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante, in forma pubblica amministrativa a cura dell'Ufficiale rogante dell'amministrazione aggiudicatrice o mediante scrittura privata ".
Vale osservare che, prima delle modifiche, l’art. 11 (c.d. Codice degli appalti) prevedeva, al XIII comma, quali forme di stipula del contratto, l’atto pubblico notarile, la forma pubblica amministrativa a cura dell’ufficiale rogante dell’amministrazione aggiudicatrice, la scrittura privata, nonché la «forma elettronica secondo le norme vigenti per ciascuna stazione appaltante».
La ratio della novella è agevolmente rinvenibile nell’intento di estendere al settore dei contratti pubblici, soggetti alla disciplina del Codice, l’utilizzo delle modalità elettroniche di stipulazione in linea con le misure di informatizzazione pubblica e progressiva dematerializzazione dei procedimenti amministrativi adottate nel più ampio quadro dell’Agenda Digitale.
In ogni caso l’applicazione delle nuove disposizioni di cui al D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, non è priva di difficoltà in relazione all’ambito di applicazione oggettivo della norma ed all’individuazione delle diverse opzioni percorribili dalle stazioni appaltanti con particolare riguardo all’esatta estensione dell’obbligo di ricorso alle modalità elettroniche.

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