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Figli legittimati



La legge equipara, ai fini della successione ab intestato i figli legittimati a quelli legittimi (art. 567, I comma, cod.civ. ). Al riguardo è il caso di osservare che, nel nostro ordinamento, la legittimazione attribuisce a colui che è nato fuori dal matrimonio la qualità di figlio legittimo (art. 280, I comma, cod.civ. ). Due sono le modalità per il cui tramite si perviene alla legittimazione: il sopravvenuto matrimonio tra i genitori naturali ed il provvedimento del giudice (art. 280, II comma, cod.civ.).

Tra gli interpreti nessuna particolare questione è stata posta in evidenza con riferimento a questa particolare categoria di successibili, con la sola eccezione dello specifico caso del figlio riconosciuto da uno soltanto dei genitori prima dello scioglimento del matrimonio (per morte o per divorzio) e, solo in epoca successiva, riconosciuto anche dall'altro nota1. Il dubbio che si pone al riguardo è quello se considerare tale discendente come legittimato da entrambi o meno, Ciò all'evidente fine di applicare nei confronti del medesimo la relativa disciplina. Un esempio varrà a chiarire il concetto. Si ponga il caso di Tizio e Tizia che hanno generato un figlio, Sempronio. Successivamente alla nascita Tizio riconosce come figlio naturale Sempronio, indi viene meno dopo aver sposato Tizia. Tizia, alcuni anni dopo il decesso del coniuge, decide anch'essa di riconoscere il figlio Sempronio, indi muore. Soltanto se si ritiene che Sempronio succeda come figlio legittimo alla madre vanterà la facoltà di commutazione nei confronti di eventuali fratelli naturali ed il diritto di non subire l'esercizio della commutazione da parte degli altri fratelli legittimi.

L'opinione negativa, sostenuta da autorevole dottrina nota2, parte da un assunto: per aversi legittimazione occorre che sussistano i due elementi che la caratterizzano (vale a dire il riconoscimento ed il sopravvenuto matrimonio) sia al momento del riconoscimento da parte del padre, sia di quello operato dalla madre. E' tuttavia preferibile il parere contrario che tende a considerare il matrimonio, ai fini della legittimazione, non tanto come rapporto di cui si chiede la sussistenza per tutta la vicenda, piuttosto come atto nota3. Sicuramente l'intervenuto matrimonio si palesa essenziale ai fini della legittimazione, non tuttavia che il vincolo sia esistente (non si sia cioè sciolto per qualsivoglia causa) al tempo del secondo riconoscimento.

Passando ad esaminare la legittimazione per provvedimento del giudice, è opportuno rilevare anzitutto che, secondo una tesi, essa produrrebbe i propri effetti nei confronti del genitore riguardo al quale è stata concessa a far tempo dall'emissione del provvedimento di primo grado. L'efficacia sarebbe invece sospesa in caso di reclamo, venendo meno nell'ipotesi in cui esso fosse accolto. Secondo un'altra impostazione gli effetti della legittimazione decorerebbero piuttosto dalla scadenza del termine per impugnare il provvedimento di accoglimento o dalla data della sentenza della corte d'appello. Per la prima tesi, nel caso in cui la sentenza venisse pronunciata solo dopo la morte del genitore riguardo al quale la legittimazione è stata concessa, il figlio non potrebbe succedergli in qualità di figlio legittimato, quand'anche lo stesso genitore avesse presentato la domanda prima di morire. Tale soluzione comporterebbe, come evidente, conseguenze senza dubbio ingiuste nei confronti del figlio che si vedrebbe privato del più importante effetto della legittimazione comunque voluta dal genitore.

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Note

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A.E. Platania, Le categorie dei successibili, in Il diritto privato nella giurisprudenza a cura di Cendon, vol. II, (Successioni legittime e necessarie), Torino, 2000, p.161; Capozzi, Successioni e donazioni, Milano 2002, p.340.
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Cfr. Cicu, Successione legittima e dei legittimari, Milano, 1947, p.17. La tesi positiva, seguita dalla giurisprudenza e dalla dottrina dominanti afferma, in buona sostanza che il matrimonio rileva non come rapporto, ma come atto. Tuttavia, tale argomentazione ha prestato il fianco alla critica da parte di Mengoni: si è detto in particolare che la tesi favorevole ad ammettere il coniuge superstite a legittimare il figlio con un riconoscimento tardivo non si concilia facilmente con le regole della fattispecie a formazione successiva, la quale può considerarsi perfezionata solo se in un certo momento della vicenda coesistono tutti gli elementi che la costituiscono. L'elemento con il quale il riconoscimento, avvenuto dopo il matrimonio, deve coesistere non è il matrimonio come atto, il quale una volta accaduto è un fatto storicamente esaurito, bensì il matrimonio come rapporto. Così Mengoni, in Tratt.dir.civ.comm., diretto da Cicu-Messineo, Milano, 2000, p.63.
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nota3

Allara, La successione familiare suppletiva: corso di diritto civile, Torino, 1954, p. 155; Carraro, La vocazione legittima alla successione, Padova, 1979, pp. 103 e ss..
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Bibliografia

  • ALLARA, La successione familiare suppletiva: corso di diritto civile, Torino, 1954
  • CARRARO, La vocazione legittima alla successione, Padova, 1979
  • MENGONI, Successione legittima, Milano, Tratt.dir.civ. e comm.diretto da Cicu-Messineo, 2000
  • PLATANIA A.E., Le categorie di successibili, Torino, Il dir. priv. nella giurisprudenza a cura di Cendo, 2000

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