Codice Civile art. 250

RICONOSCIMENTO (Rubrica così modificata dall’art. 1, comma 11, L. 10 dicembre 2012, n. 219)

1. Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto, nei modi previsti dall'articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.
(Comma così sostituito dall’art. 1, comma 2, lett. a), L. 10 dicembre 2012, n. 219)
2. Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni non produce effetto senza il suo assenso.
(Comma così modificato dall’art. 1, comma 2, lett. b), L. 10 dicembre 2012, n. 219)
3. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni non può avvenire senza il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.
(Comma così modificato dall’art. 1, comma 2, lett. c), L. 10 dicembre 2012, n. 219)
4. Il consenso non può essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell'altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all'altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l'audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l'opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all'affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell'articolo 315-bis e al suo cognome ai sensi dell'articolo 262.
(Comma così sostituito dall’art. 1, comma 2, lett. d), L. 10 dicembre 2012, n. 219)
5. Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all'interesse del figlio.
(Comma così modificato dall’art. 1, comma 2, lett. e), L. 10 dicembre 2012, n. 219)
(Articolo così sostituito dall'art. 102, L. 19 maggio 1975, n. 15)

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