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Cass. civile, sez. III del 2003 numero 16717 (07/11/2003)


La fattispecie interruttiva della prescrizione, prevista dall'art. 2943, comma 4, del Cc (ogni atto che valga a costituire in mora il debitore) richiede il concorso di un duplice elemento: uno soggettivo, costituito dalla chiara indicazione dell'obbligato, l'altro, oggettivo, consistente nell'esplicitazione della pretesa e nella intimazione o richiesta scritta di adempimento idonea a manifestare l'inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto indicato, con l'effetto di costituirlo in mora: si tratta di fattispecie ad effetto istantaneo che, pertanto, non può essere costituita da una pluralità di atti, che si succedano nel tempo, per cui o il singolo atto è idoneo a produrre l'effetto interruttivo, o questo non si produce affatto.Le trattative di bonario componimento della vertenza comportano interruzione della prescrizione a norma dell'articolo 2944 del Cc, quando dal comportamento di una delle parti risulti il riconoscimento del contrapposto diritto di credito e la transazione viene, perciò, a mancare per difetto di accordo sul quantum e non già per questioni attinenti all'esistenza del diritto. Analogamente l'accertamento conservativo vale a interrompere la prescrizione ove dalla valutazione del comportamento delle parti risulti il riconoscimento del diritto di credito. Se, però, l'accertamento sia compiuto, invece che dalla parte, da un suo rappresentante e contenga l'esplicita pattuizione che l'efficacia dell'accertamento è subordinata in toto, anche quanto all'esistenza del diritto (nella specie: indennizzabilità di un sinistro) all'approvazione del rappresentato, l'accertamento stesso non produce alcun effetto se e fino a quando non intervenga l'approvazione, non valendo senza approvazione a impegnare il rappresentato.

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