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Cass. civile, sez. I del 2001 numero 7518 (04/06/2001)


Se il giudice è libero di utilizzare, per la formazione del suo convincimento, anche prove raccolte in un diverso processo svoltosi tra le stesse od altre parti, tale prova può valere, come indizio idoneo a fornire elementi di giudizio, solo una volta che la relativa documentazione sia ritualmente esibita dalla parte interessata, secondo le regole dell'allegazione, conseguendone che non può validamente formarsi il convincimento del giudicante ove vengano tratti elementi decisivi dal mero riferimento, operato da una delle parti nella comparsa conclusionale, ad una pronuncia, resa in altro processo tra le stesse parti, non acquisita agli atti, e fondata su un documento ritenuto rilevante nella causa in esame ma neppure questo acquisito, pur se controparte non abbia mosso eccezioni nella memoria di replica.Nel quadro del metodo di valutazione analitico - ricostruttivo per la determinazione dell'indennità di esproprio, lo scorporo, dalla superficie complessivamente espropriata all'interno di una zona urbanistica, di una quota destinata a spazi e opere pubbliche, e l'applicazione sulla residua porzione, cosiddetta "fondiaria", strettamente destinata allo sfruttamento edilizio, dell'indice di fabbricabilità, non costituisce duplicazione, in danno del proprietario espropriato, rispetto alla detrazione degli oneri di urbanizzazione dal valore del fondo edificato, ai fini dell'accertamento del valore unitario di trasformazione del fondo da moltiplicare per la superficie fondiaria.L'indennità di occupazione, dovendo essere calcolata sulla stessa base dell'indennità di espropriazione, è soggetta, in difetto di cessione volontaria, alla decurtazione del 40% secondo la previsione dell'art. 5 bis l. 8 agosto 1992 n. 359, salvo i casi limite di mancanza dell'offerta amministrativa o di offerte la cui irrisorietà o mera simbolicità è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito.

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