Cassazione Civile Sez. I 319/2001: Possibilità per il promissario acquirente di esigere il doppio della caparra versata

La norma di cui al terzo comma dell'art.1385 cod.civ., stabilendo che, se la parte non inadempiente preferisce domandare la risoluzione del contratto il risarcimento è regolato dalle norme generali, non ha inteso negare alla parte stessa il diritto di esigere il doppio della caparra versata (nella specie, in sede di stipula di un preliminare), ma le ha conferito la facoltà ulteriore di conseguire un più cospicuo risarcimento qualora il danno superi quello preventivamente predeterminato in sede di pattuizione di una caparra confirmatoria. Ne consegue che il promissario acquirente di un contratto preliminare di vendita, dopo aver inutilmente formulato, nei confronti del promittente venditore, diffida ad adempiere, ed aver instaurato il conseguente giudizio per l'accertamento dell'avvenuta risoluzione di diritto del contratto, ben può, ove non abbia contestualmente avanzato richiesta di risarcimento ai sensi dell'art.1453 cod.civ., instare per il semplice conseguimento del doppio della caparra versata, secondo la previsione dell'art. 1385 cod.civ., e sul presupposto della risoluzione del diritto verificatasi ex art.1454 stesso codice.

Commento

E' possibile per il contraente non inadempiente, dopo aver invano diffidato la controparte ad adempiere ed aver successivamente introdotto un giudizio volto ad accertare l'intervenuta risoluzione di diritto del contratto, domandare semplicemente il versamento di una somma doppia rispetto alla caparra versata? Il nodo ha a che fare con la relazione che si pone tra la facoltà di recedere dal contratto assicurata dal meccanismo della caparra confirmatoria e quella di agire usando i rimedi generali.

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